Baldrati entra a pieno titolo nella schiera dei migliori autori di action thriller

Baldrati El DiabloAbbiamo bisogno di eroi? Secondo Bertolt Brecht, che usa la voce di Galileo Galilei, è meglio di no; anzi, scrive: «Sventurato quel popolo che ha bisogno di eroi».
Si dovesse ragionare sulla vita, si potrebbe discutere quasi all’infinito, con esiti alterni. In letteratura invece un protagonista forte è indispensabile; che poi possa essere eroe positivo o anti eroe, poco importa. È il catalizzatore della vicenda, risolve i problemi, è disposto a sacrificarsi per il bene comune. Ma deve anche sopportare il peso del proprio ruolo e, fondamentalmente, della propria solitudine.

L’inglese, personaggio creato da Mauro Baldrati nel romanzo Io sono El Diablo (NeroItaliano-Fanucci), ha tutte queste caratteristiche ed è epico anche nelle proprie sofferenze, tanto da mantenere una sorta di candore e purezza nelle situazioni più violente e destabilizzanti.
Lo si incontra che cammina, con metodo e costanza, nelle strade alla periferia di Bologna, in una campagna degradata, con cantieri abbandonati che si trasformano in baraccopoli abusive, piene di un’umanità che sembra allo sbando, ma che riesce a resistere. Lo si ritrova a un tavolo di Bass’Otto, lo storico self service di via Ugo Bassi che di sera dà ospitalità alle persone sole e ai diseredati.

E il misterioso inglese, che ha perso un occhio e al posto dello zigomo sinistro ha una placca di metallo, sotto una cicatrice che dalla punta del naso arriva all’orecchio, strappato in chissà quale conflitto, in quella solitudine incontra la donna destinata a cambiargli la vita: Violeta.
La ragazza, albanese, è in pericolo; così per regalarle un vero futuro, l’inglese torna a essere El Diablo e attraversa il lato oscuro dell’Europa, fatto di pedofili, trafficanti di esseri umani e assassini, per chiudere una missione davvero impossibile.

Con questo romanzo Mauro Baldrati entra a pieno titolo nella schiera dei migliori autori italiani di action thriller; in quella “legione” di cui fanno parte il compianto Alan D. Altieri e i tempestosi Stefano Di Marino e Gianfranco Nerozzi.
Con una vena di malinconia in più, quasi pensasse che, per quanto marcio, questo mondo non è tutto da buttare. E che esistono anche “zingari felici”.

Scritto senza compiacimento e con uno stile che riesce a passare da risse brutali a momenti quasi poetici, Io sono El Diablo è un perfetto esempio di letteratura popolare di qualità.
Rileggendo alcuni passaggi, più che a Russell Brendan Kane di Altieri, l’inglese è parente stretto del Corsaro Nero: l’eroe il cui sguardo «Era animato da un lampo così tetro che metteva paura», ma che dopo arrembaggi, tempeste e duelli, viene sorpreso dai propri uomini che, alla fine del romanzo di Salgari, sussurrano: «Guarda lassù: il Corsaro Nero piange!…».

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