“Firenze Male” il lato oscuro di una città cinica e sfavillante

La Firenze Male«Una gioventù insofferente e incattivita che alla superficialità risponde con la superficialità, alla crudeltà risponde con la crudeltà». La definizione di Pier Paolo Pasolini è del 1959, ma è perfetta, purtroppo, ancora oggi se si scorrono le cronache dei quotidiani e se si legge con attenzione, al di là del gioco narrativo e, quindi, di finzione, il romanzo La Firenze male, proposto da PsEditore (10 euro) e firmato da Giulia Carnesecchi e Lorenzo De Santis, al proprio esordio letterario. Ricky, Alex, Lapo; le bellissime sorelle Bandinelli, insieme a Lucrezia e Rebecca, sono i ragazzi “bene” di una città ricca e violenta, cinica e sfavillante, che incrociano, plagiano e sfruttano coetanei come Lucio; o pensano di poter gestire criminali in crescita come Cosimo. E sono, in realtà, anime perdute, strafottenti grazie ai conti in banca dei genitori, viziati e senza altri orizzonti, se non la soddisfazione delle proprie pulsioni. Come si diceva in anni lontani, «sesso droga & rock’ n’ roll». Ma la musica è quella del nuovo millennio, e in loro non c’è alcuna protesta generazionale. Il romanzo fotografa questa parte della società e segue la progressiva discesa agli inferi dei protagonisti, punteggiandola con epigrafi dalla Divina Commedia, proposte a inizio capitolo in senso inverso rispetto al poema dantesco. Dal Paradiso (perduto) all’Inferno. E ci sarà un prezzo da pagare per tutti, anche per i personaggi per così dire “positivi”. Anche se qualche spiraglio di speranza si intravede, pur nel dolore che travolge tutti, o nella delusione del “figlio del popolo”, che ha scelto di diventare poliziotto.
Gli autori mantengono sempre alto il ritmo della scrittura, alternando le voci narranti e utilizzando un linguaggio duro ed esplicito, in sintonia con le violenze e le trasgressioni che raccontano. Grandi feste e discoteche ad alto tasso di cocaina; stupri e amplessi, falliti o insoddisfacenti; alcol e scommesse. Si ha la sensazione di leggere le cronache di un’estate appena archiviata; o gli atti di un processo, riletti da un inviato in grado di scrivere “con la mano della domenica”. Giulia Carnesecchi, laureata in lettere e impiegata in banca; e Lorenzo De Santis, avvocato e procuratore sportivo, dimostrano ancora una volta fino a che punto “raccontare storie” possa essere uno modo efficace e convincente di analizzare la società, mostrandone il lato oscuro. Meglio di molti, presunti, “pezzi” di cronaca nera televisiva.

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