L’imperdibile quinta storia di Blanca, l’investigatrice che vede solo ombre

Blanca3Quando si guarda un film tratto da un romanzo viene da dire, quasi sempre: «Era meglio il libro». Poi a volte succede che la modifica del linguaggio, il passaggio dalla pagina allo schermo, abbia un effetto boomerang positivo. Ovvero si riscopra la fonte originale delle storie, e si torni… alla carta.
Sta capitando in questi giorni con il personaggio di Blanca (Occhiuzzi nei romanzi, Ferrando sul piccolo schermo), creato da Patrizia Rinaldi nel 2009 per Flaccovio editore, rilanciato dalle edizioni e/o. La serie tivù infatti ha fatto scoprire al grande pubblico uno fra i personaggi più riusciti e affascinanti del mondo “giallo”.  Vogliamo continuare l’avventura?
Bene: il mese scorso è arrivato in libreria il quinto titolo con al centro la poliziotta ipovedente, Blanca e le niñas viejas (intanto e/o ha ristampato il primo romanzo, Blanca appunto, con in copertina l’attrice Maria Chiara Giannetta).

Al commissariato di Pozzuoli dove sono le dinamiche interpersonali si complicano, mentre sul commissario Martusciello e gli altri colleghi di Blanca piomba un duplice omicidio.  In una palestra della periferia vengono trovati i cadaveri, composti e martoriati, di due “ragazze anziane”, celebri ballerine di tango. In realtà il caso spetterebbe a un altro commissariato, ma un’amica delle vittime chiede aiuto a Blanca. Che non si tira mai indietro, nonostante le ferite d’amore, i problemi con la figlia adottiva, i propri demoni. E dovrà addirittura imparare a ballare, per capire chi possa essere l’assassino; nonostante veda solo ombre.

Un intrigo complesso, ben temperato, e che trascina il lettore, pagina dopo pagina. Questo romanzo, però, è molto di più di un thriller: racconta di un Uomo Giovane che arriva dall’Argentina per “uccidere l’amore”; mette in scena Napoli, che diventa personaggio in modo esplicito, e parla.
Insieme a tutto questo descrive il dramma dei ragazzi “interrotti”, quello che non riescono a frequentare la scuola e rischiano di precipitare nel nero delle periferie malavitose.  Patrizia Rinaldi intreccia e annoda un tappeto di storie variopinto e affascinante grazie a una scrittura che si affaccia sempre di più alla finestra della poesia. Senza rinunciare alla descrizione del male, del dolore e della fatica di vivere.  «La città […] aveva da fare, era impegnata a maledire con tutte le sue forze chi le stava sporcando le vesti e buttando fiumi e fiumi di cancro nelle vene».

Così, fra una citazione di Paolo Conte in epigrafe e un richiamo a Borges, Blanca chiude il cerchio ballandoci “sopra”; o dentro. Imperdibile.

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