L’antifascismo e l’intorpidimento consumistico

Qualche settimana fa raccontavo l’entusiasmante sfida tra fascisti e antifascisti che va in scena tutti gli anni in agosto, rimandando il tutto alla prossima estate, quando verrà celebrato nuovamente il gerarca fascista Ettore Muti tra blitz notturni, saluti romani e cori partigiani.

Fortunatamente, però, la sfida si è riaccesa neanche un mese dopo con una curiosa iniziativa dei “rossi” che stanno tentando di ripulire la città dai “neri”. Partendo da un muro ricoperto di svastiche e altri simboli fascisti. Un muro di un asilo, tra l’altro, che non sarà la priorità delle priorità, ma effettivamente era bene ripulire da svastiche e croci celtiche. E così i “rossi”, sostituendosi alle istituzioni, sono andati di nascosto, di notte, con un solvente potentissimo a cancellare le svastiche e le croci celtiche, senza dirlo a nessuno, ripulendo un muro da alcuni graffiti vergognosi e fine. Magari.

Ma no, purtroppo non è andata così. È successo invece che hanno posato di fronte ai fotografi dei giornali mentre con altre bombolette hanno ricoperto quelle svastiche con fiori o cuori o non ricordo bene cosa. Imbrattando di fatto un muro e finendo per questo anche indagati, mi pare ovvio. Certo, bisognerebbe anche indagare gli “ignoti” che hanno fatto le svastiche, e certo ci doveva pensare qualcun altro a cancellarle, ma certo se ti fai fotografare a commettere un reato poi rischi di finire indagato. E fare la vittima suona poi poco convincente, per non dire patetico.

Non contenti, però, gli antifascisti organizzano anche una manifestazione di solidarietà “alle compagne e ai compagni indagatx”, scrivono, sintetizzando i fatti, testualmente, così: «Ora sono indagatx altrx compagnx per aver coperto delle svastiche […] senza che nessunx delle istituzioni se ne curasse […] si accusano i e le compagnx di aver imbrattato», eccetera eccetera. Le x naturalmente non sono un errore, ma servono a evitare forme di sessismo nel linguaggio, mi direbbero, a decostruire gli schemi sul genere (di cui soffrono anche le “istituzioni”, a quanto pare).

E ciliegina sulla torta, i compagni su Facebook informano che «abbiamo dovuto cambiare data della manifestazione, in quanto il 5 ottobre la Questura ha voluto il centro sicuro e libero da questioni politiche che danneggerebbero l’intorpidimento consumistico in vista della Notte d’oro».
Avete letto bene, «intorpidimento consumistico in vista della Notte d’oro». Se mi vedete di notte a disegnare svastiche sui muri no, non sono diventato fascista o pazzo: la colpa è vostra, solo vostra, Rete Antifascista di Ravenna!

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