L’insostenibile leggerezza del bagnante con prole

Bambini SpiaggiaQuest’anno ricevo molti complimenti per la mia abbronzatura. Ebbene, la mia doratura perfetta è stata ottenuta a caro prezzo costruendo complicati castelli di sabbia sulla battigia, tra temperature vicine a quelle di Mercurio, sudore e sabbia, tantissima sabbia, appiccicata ovunque.

È una fortuna vivere vicino al mare, certamente, ma diciamolo: non vi capita mai di invidiare gli emiliani che possono tapparsi in casa col condizionatore senza sensi di colpa? Insomma, a noi poveri genitori romagnoli, appena abbiamo due ore libere, viene richiesto di arrancare verso le spiagge con la conseguente predisposizione di piani logistici degni di una visita presidenziale. Dove parcheggiare, dove mangiare, dove è situata l’area giochi migliore della riviera.

E, giacché il caldo innervosisce pure i pargoli, è tutto un tripudio di richieste assurde, e vai di “no, tesoro, non ho pensato di portare al mare lo stegosauro a pallini blu” (per la cronaca: ho prontamente diagnosticato allo stegosauro un fastidioso eritema solare) e “no tesoro, nel menu baby il risotto al nero di seppia non c’è”.

Poi, lasciatemi dire, la direttiva Bolkenstein è una scemenza rispetto al vero  tema che i bagnanti con prole si aspettano venga affrontato con urgenza dalla commissione europea e che a mio parere costituisce la vera sfida tra libero mercato e giustizia sociale: i distributori di giochini che gli infidi gestori degli stabilimenti insistono ad installare, salvo poi rifiutarsi di cambiarti gli spiccioli per usufruirne. Insomma, io, cittadina e consumatrice, pretendo di poter acquistare una spada di plastica gonfiabile o un unicorno a sorpresa con valuta corrente, senza borbottii e malumori dei baristi. È un fatto di civiltà. Oppure, meglio ancora, l’antitrust potrebbe dichiarare fuori legge le infernali macchinette.

Per fortuna, almeno noi possiamo risparmiarci, e risparmiare ai nostri figli, quel tempo fuori dal tempo, quella voragine spaziotemporale di pura noia che erano le famose tre ore di attesa prima di fare il bagno dopo mangiato. Non mi avventuro in disquisizioni mediche sul tema, ma sta di fatto la temperatura dell’acqua ormai è pari alla temperatura corporea umana, e quindi.

Ok, ho finito con gli sproloqui e le dolenze: la verità è che i bambini in spiaggia si divertono moltissimo, i genitori si stancano da paura ma ottengono abbronzature impareggiabili, e che vivere in un posto in cui al mare si arriva in bicicletta e le spiagge libere sono abbondanti e bellissime, è davvero una bella fortuna.

Sulle macchinette dei giochini, però, non scherzavo: quasi quasi scrivo a Ursula von der Leyen.

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