Ma lo copri, quel bambino?

Bambini FreddoEsistono conflitti insanabili, tenaci, che resistono sotto traccia per poi emergere con prepotenza quando la situazione lo richiede.

Penso, ad esempio, alla storica rivalità tra Bette Davis e Joan Crawford, tra Juventus e Torino Football Club, tra Matteo Renzi e la sinistra. Una di queste guerre sotterranee, tuttavia (e vi invito a non sottovalutarne le conseguenze), riguarda gli strati di vestiti che si ritiene opportuno mettere addosso a un pupo. I contendenti? Genitori versus nonni. O meglio, mamme versus nonne, ché, diciamocelo, gli uomini tendono ad avere un pensiero lineare: se hanno freddo, coprono l’infante, se hanno caldo, lo scoprono.

I meccanismi della termoregolazione corporea dei neonati restano per me oscuri quanto la fisica dei quanti (ricordo ancora con sgomento quando in ospedale mi dissero che dovevo mettere una cuffia al neo arrivato: era la fine di luglio, temperatura esterna 440 gradi Celsius). Ma non è che in seguito la faccenda diventi tanto più semplice. In genere le nonne suggeriscono con enfasi di iniziare a usare il piumino ai primi di settembre, forti della massima: «è adesso che ci si ammala», peraltro applicabile a qualsiasi periodo dell’anno. Le mamme, fedeli ai suggerimenti di pediatri sostenitori dell’agoghé (rigidissima educazione spartana che mirava a selezionare i guerrieri migliori), li tengono scoperti «che così si temprano».

Ed ecco che si dà il via a una serie infinita di ripicche, frasi a metà, occhiate di fuoco. A chi non è mai capitato di lasciare la prole ai nonni con abiti da mezza stagione per poi ritrovarla in tuta da alpinista con tanto di calzini di pile? E che dire dell’occhiata trionfante che la nonna ti rifila al primo colpetto di tosse del bambino, di solito accompagnata dalla frase «Te l’avevo detto che ci voleva il maglione di lana, ma tu fai di testa tua»? Si potrebbe pensare che la faida sia destinata a terminare nel momento in cui il pupo diviene in grado di dire se ha caldo o freddo, ma non è affatto così: la sua opinione in merito viene presa in considerazione molto raramente.

Per non parlare di cosa tocca subire alle povere educatrici nelle scuole dell’infanzia. Una volta una nonna, evidentemente con un passato nelle fila del KGB, mi ha confessato che era solita legare un sottile filo tra il giubbottino del nipote e l’appendiabiti dell’asilo, per verificare che il suddetto giubbottino venisse effettivamente utilizzato al momento di andare in giardino. Insomma, à la guerre comme à la guerre.

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