Warren e Sarah si rivedono dopo quarant’anni a un concerto di opera a New York e iniziano a frequentarsi. Tra loro si riaccende la passione che li aveva uniti da giovani, prima del college. La loro relazione era finita per il timore di Sarah che Warren fosse poco affidabile, un errore che l’ha portata a sposare un uomo che invece inaffidabile e bugiardo lo era davvero. Ora vive sola, dopo una difficile se- parazione. Si occupa d’arte e ha due figli adulti. Warren è un architetto di discreto successo sposato con Judith, una donna che fondamentalmente non ama da tempo e che è stata un ripiego dopo l’addio di Sarah, ha anche lui una figlia adulta, Kat, che definire volitiva è dir poco.
Comincia più o meno da qui Andarsene di Roxana Robinson (pubblicato recentemente da Fazi nella traduzione di Enrica Budetta), un romanzo dal ritmo volutamente lento, riflessivo, che rispecchia in quasi quattrocento pagine in qualche modo la maturità dei due protagonisti, i quali ripensano alla propria vita, alle scelte fatte, alle cosiddette “sliding doors”. Il corso di una vita può prendere una direzione invece di un’altra per una telefonata, una mancata conversazione, un’incomprensione.
Ma attenzione, non è banalmente solo un libro sulle seconde opportunità, sul “non è mai troppo tardi” e illusorie ripartenze, ma piuttosto un’indagine profonda sul senso della vita, della famiglia, della costruzione di due esistenze come forse possono essere tante e come tutte in realtà uniche, dove i rapporti costruiti negli anni sono allo stesso tempo una bussola per orientarsi nel mondo e una gabbia da cui è difficile uscire, anche se la porta è aperta. E in cui a un certo punto i genitori hanno bisogno dei figli adulti, più di quanto i figli abbiano bisogno di loro. Un romanzo colmo di malinconia, sulla genitorialità in età adulta, sull’amore attraverso le diverse età, sul senso di responsabilità e il diritto alla felicità. Uno spaccato intimo che esplora l’interiorità di entrambi i protagonisti con grazia e delicatezza, ma anche con una precisione chirurgica. Warren e Sarah sono personaggi a tutto tondo a cui ci affezioniamo, che osserviamo con empatia e in cui, arrivati a una certa età, può essere forse non troppo difficile rispecchiarsi. Per capire che andarsene può essere forse l’unica scelta davvero percorribile. Consigliato a chi non ha fretta e ama immergersi in storie che parlano di altri, senza aspettare plot twist o colpi di scena a effetto nel dipanarsi della vicenda, ma piuttosto un viaggio attraverso le stagioni della vita.



