Gli ultimi due romanzi di Robecchi e Manzini, non proprio imperdibili

Manzini Ah L'amoreUsciti entrambi pre-Covid, gli ultimi due libri, entrambi come sempre per Sellerio, di Antonio Manzini e Alessandro Robecchi hanno fatto compagnia a molti nelle lunghe giornate casalinghe, per quanto nessuno dei due possa essere annoverato tra i lavori più riusciti dei due giallisti.

In particolare, Ah l’amore, l’amore! è il titolo dell’ultimo romanzo di Manzini con protagonista Rocco Schiavone, vicequestore romano in Aosta reso noto anche dalla serie tv. Ma l’esclamazione che sale alle labbra, conclusa la lettura, purtroppo è forse più un “Ah la stanchezza” e sì, anche un po’ “Ah, la noia”.
Non bastano i fuochi artificiali del capodanno per ravvivare una storia un po’ debole dal punto di vista della trama e dei personaggi coinvolti. Per quanto l’ambientazione in ospedale è quanto mai adatta al clima Covid, con tanto di elogio al servizio pubblico, insulti all’evasore fiscale che riceve comunque le migliori cure, il mistero in sé appassiona davvero poco. Meglio concentrarsi sui personaggi quindi seriali, sempre piuttosto interessanti, anche se alcuni forse qui un po’ troppo macchiettistici. Rocco è più o meno sempre Rocco con i suoi fantasmi e con quel quasi eccessivo fascino che esercita sulle donne. Ma da lui ci aspettiamo di più, da tutti i punti di vista.

Robecchi Cerchi Nell'acquaAlessandro Robecchi, invece, questa volta ne I cerchi nell’acqua mette in poltrona il suo personaggio Carlo Montessori, ricco e ironico autore televisivo nonché disincantato e acuto osservatore della Milano d’oggi. Qui ascolta una storia di crimine, di buoni e cattivi, di poliziotti ossessionati e integri, eroi alla caccia dei cattivi, del lato oscuro insomma della città.
I poliziotti sono quel Ghezzi e quel Carella che appaiono fin dal primo libro e che un po’ alla volta si sono presi tutta la scena. Personaggi a cui è facile affezionarsi, ma che certo non hanno lo smalto di Monterossi. La penna è quella, lieve e precisa, di sempre, ma il taglio è decisamente drammatico, non concede alleggerimenti, sorrisi, distensioni.
Non c’è nessuna indagine nella psiche del colpevole, i cattivi sono i cattivi e basta, al massimo dei poveri cristi, ma in quel caso poi non sono nemmeno così cattivi. Il piano inclinato tra giusto e sbagliato, la china che può prendere un’ossessione. Ciò che forse resta più interessante è il gioco tra verità e finzione, tra prove costruite ad hoc per rendere più vera la verità, nulla di nuovo, ma sempre una riflessione interessante. Il finale ci fa sperare in un ritorno sulla ribalta di Monterossi. Evviva.

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