I contrasti di Robecchi e le ombre di Manzini

Robecchi Follia MaggioreUn nuovo romanzo di Alessandro Robecchi con i personaggi che abbiamo imparato ad amare, un Carlo Monterossi coinvolto in un inizio di relazione e un caso che ancora una volta mette insieme volti nascosti della sua Milano. La vicenda si snoda tra l’ambiente di una malavita spicciola che si insinua nelle pieghe della crisi che ha colpito anche la borghesia e la Milano bene e il mondo scintillante dell’opera (da cui il titolo Follia maggiore), della vita in una suite di un hotel di lusso.
Ma i contrasti in gioco nel romanzo sono anche quelli dell’età, di un ricco anziano bizzarro che conta le settimane che gli mancano alla fine e la giovinezza delle ventenne a cui fa da mecenate. E c’è una passione, profonda e travolgente, anche se passata (e no, non è quella di Monterossi che è invece nella fase “siamo due adulti consenzienti, ma meglio se non dormi a casa mia…”).
Ritroviamo la solita scrittura carica di ironia ed eleganza, le solite comiche gag con la devotissima signora che si occupa dei rifornimenti luculliani per il frigorifero dell’autore televisivo e ritroviamo la Divina, la star televisiva del trash che Monterossi ha finalmente abbandonato ma che continua a tormentarlo, forse come mai prima. Ma, ed ecco un altro contasto, ci immergiamo in una vena malinconica profonda, che sembra emergere con più nettezza rispetto al passato, perché insomma, gli anni cominciano ad aumentare anche per Monterossi che si trova più che mai in questa vicenda a fare da spettatore di ciò che accade, un po’ come se venisse a sedersi dalla parte di noi lettori.

Manzini Pulvis Et UmbraE la vena malinconica e il tema del tempo che passa, del punto di non ritorno, del passato che impedisce di guardare a un nuovo futuro è ricorrente anche in un altro libro, uscito nel 2017, che ha certo qualcosa in comune con Robecchi: è un personaggio seriale, un giallo di Antonio Manzini, edito da Sellerio.
Il libro è Pulvis et umbra (anche questo non proprio un titolo gridato, per restare alle analogie), ultima avventura di Rocco Schiavone, quanto mai fascinoso e scazzato all’inizio del libro, tenerissimo con il vicino adolescente e con la cagnolina Lupa, intento a stare lontano da possibili rischi sentimentali (leggi Caterina) con esiti ambivalenti, alle prese con una vicenda che muove piani molto in alto e alle prese anche con la propria vicenda personale, lasciata in sospeso dai libri precedenti (sì, è vero in generale per tutti ma per Manzini forse più di altri, leggere i libri in sequenza può essere effettivamente una buona idea).
Resta la comicità di alcuni personaggi, l’ingresso di una nuova responsabile della Scientifica molto divertente, ma questo è un libro cupo, sofferente, dove Schiavone viene messo a dura prova ed è costretto a far cadere la maschera di protezione, diventare più fragile, meno superman.

Il tutto mentre il 15 marzo esce finalmente il nuovo romanzo di Alicia Giménez Bartlett con la sua Pedra Delicado. Un’altra serie di detective stories d’eccellenza per Sellerio. Se non si chiamassero già gialli, forse bisognerebbe iniziare a chiamarli blu.

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