“Lo Schiavista”, un libro anti-politically correct

Lo Schiavista Paul Beatty Fazi 1030x600«Dubito seriamente che un mio ipotetico antenato a bordo di una nave negreria, nei rari momenti di ozio tra uno stupro e una razione di frustrate, im­merso fino alle ginocchia nelle proprie feci, giustificasse tutto questo pensando che, in ultima analisi, valeva la pena di tollerare generazioni di assassinii, dolori e sofferenze insopportabili, tormenti mentali e malattie dilaganti, perché un giorno il proprio bis-bis-bis-bisnipote avrebbe avuto il wi-fi, sia pure con un segnale molto lento e intermittente».

Ecco, un piccolo assaggio di Lo schiavista di Paul Beatty (tradotto da Silvia Castoldi ed edito da Fazi, nonché Booker Prize 2016), un narratore nero che racconta un’assurda vicenda ambientata a Dickens, luogo immaginario che coincide piuttosto precisamente con Compton, nella parte di Los Angeles che ha visto i riots e si trova anni luce da Hollywood, e attraverso questa assurda vicenda e questa storia tra l’incredibile e il verosimile ci fa ridere fino alle lacrime e capire come forse pochi altri libri qualcosa della questione razziale negli Usa. Rovesciando cliché, affondando con gusto in quanto di meno politically correct si possa immaginare,

Paul Beatty racconta la vicena di un io narrante capace di disvelare ogni iprocrisia e di seppellire decenni di positive actions sotto una risata. Personaggi indimenticabili ruotano attorno a questo protagonista allevato in modo a dire poco originale dal padre in una sorta di fattoria nel centro di un’immaginaria Dickens dove tenta di ripristinare una forma di segregazione. Una sorta di mondo al contrario dove non mancano momenti addirittura di umanità e tenerezza (ma a lavorare non c’è dubbio è soprattutto la testa, in chi legge).

L’unica pecca, forse è che al lettore è certamente utile conoscere un po’ della storia recente statunitense anche per evitare  pericolose e incongrue sovrapposizioni con l’Europa. Mentre certo è  caldamente consigliato insieme a chiunque nutra una passione per satira e sarcasmo e una certa disponibilità a prendere per vero ciò che vero non lo é ma che, in fondo, potrebbe esserlo.