Quel Wisconsin dove l’amicizia conta davvero

Nonostante qualche sbavatura che lo rende a tratti decisamente troppo sentimentale forse (ma non lo sono del resto tutte le vite, a tratti?) Shotgun lovesongs è un romanzo struggente, che racconta un’America contemporanea eppure capace di restare sempre uguale a se stessa, che si legge di un fiato lasciandosi irretire dalle storie intrecciate e parallele di un gruppo di amici. Prima e durante la lettura è consigliato l’ascolto ripetuto di For Emma di Bon Iver. Per quanto infatti l’autore, Nickolas Butler, abbia dichiarato in più di un’intervista di non aver parlato con l’artista, che all’anagrafe si chiama Justin Vernon, negli ultimi diciotto anni, i due erano al liceo insieme: hanno quindi la stessa età  (poco più di trent’anni) e vengono dallo stesso assurdo posto (Eau Claire, cittadina del Wisconsin di poco più di 60mila anime) e da dove vivono hanno tratto la linfa vitale per la loro arte. Ma soprattutto, tra i protagonisti di Butler c’è Lee, o Leland, un cantautore che ha fatto fortuna con un disco registrato in un inverno in un pollaio rimesso a nuovo (ricorda qualcosa?). Ora, in realtà poco importa quanto e se ci sia davvero Bon Iver in Corvus (questo il nome d’arte di Lee) perché il romanzo è bello e i personaggi tutti (o quasi) talmente coinvolgenti da non aver bisogno di appigli biografici o di cronaca, semmai, appunto di una bella colonna sonora. È una storia di matrimoni (ce ne sono ben quattro nel libro), di figli, di momenti di passaggio, di amicizia profonda al maschile (il personaggio più debole e forse anche più prevedibile è forse quello femminile), di vite sciupate, di occasioni perdute ma anche di una ricerca profonda e semplice del senso profondo della vita, di attaccamento al luogo in cui si è nati anche se questo luogo è freddissimo per svariati mesi l’anno, è piccolo, abitato solo da discendenti di norvegesi (e chi altro avrebbe potuto prediligerlo come luogo dove stabilirsi?) dove da fare c’è poco altro che bere con gli amici sul tetto di una fabbrica dismessa. C’è un’eco ai giorni nostri della frontiera con la sua rudezza che sorprende e commuove e nonostante l’eccesso di orgoglio americano e di quel posto dove nessun essere umano che non ci sia nato vorrebbe andare a vivere, va dato atto al Wisconsin di aver regalato in questi ultimi anni due talenti al pianeta che non è cosa che tutte le cittadine di provincia del mondo possano dire. Non ultimo, a farne il bel libro che è nell’edizione Marsilio la traduzione di Claudia Durastanti.

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