Uno straordinario Paolo Nori firma il magnifico “Sanguina ancora…”

Paolo Nori Sanguina AncoraA un certo punto Paolo Nori, l’autore, ci avvisa: in questo libro si usa spessissimo la parola straordinario. Ed è vero, è così. Perché straordinarie sono le vicende che racconta, straordinari i personaggi, straordinarie le opere.
E allora sarà consentito usarlo anche per definire il libro stesso di Nori: Sanguina ancora: L’incredibile vita di Fëdor M. Dostoevskij (Mondadori, non a caso tra i finalisti del Cam–piello) è straordinario. Nel senso che è fuori dall’ordinario, ma anche che è proprio magnifico.

Certo, per apprezzarlo devi amare almeno un po’ Paolo Nori. Deve piacerti quel suo tono vagamente sornione, quell’understatement, la cadenza emiliana, la lingua che mima il parlato, il suo autobiografismo a tratti comico, a tratti commovente. Perché, incredibilmente, Nori non ha rinunciato a niente di tutto questo anche nello scrivere questo libro che promette di raccontare la vita di Dostoevskij, ma che in realta fa molto, molto di più. Si tratta infatti di un inno alla letteratura russa e, per la verità, alla letturatura tutta che offre letture critiche dei grandi capolavori dell’Ottocento russo, ma non solo.

Leggere Sanguina ancora signfica perdersi nei meandri non solo di Dostoevskij, ma andare anche a conoscere Turgenev, Gogol, Oblomov.
Significa scoprire che Dostoevskij non aveva bisogno di essere una brava persona per essere un gigante, e che forse davvero non lo era. Tocchiamo con mano la dipendenza dal gioco, l’ambizione, ma anche la passione politica e l’amore per la seconda moglie.
Sanguina ancora ci racconta Pietro­burgo senza farne una cartolina, tutt’altro, semmai un luogo dell’anima (e subito ci viene voglia di partecipare a uno dei viaggi annuali che Nori organizza in Russia proprio sulle tracce dei grandi della letteratura).

Nori spazia tra filosofia, storia, politica, critica letteraria per parlarci dell’uomo superfluo, dei “nonostante”, del potere e dell’amore, e nel farlo ci parla dei nostri pregiudizi sulla Russia (imperdibile la sua “rilettura” del best seller di Forsyth, Icona) e dell’animo emiliano (impossibile non commuoversi quando parla del fratello), spazia da Bachtin a Cocciante, ci racconta della Russia post-Napoleone e ci interroga sull’Italia di inizio millennio. E naturalmente ci parla di lingue e di traduzione.

E anche se lui continua a definire il libro, scritto durante la pandemia, un romanzo, diciamo che è difficile considerarlo davvero tale. Ci parla dell’atto del leggere. E questo è un libro da leggere “in prima persona”, sicuramente.
Ma anche, chcché ne dica lui, da ascoltare. Perché l’audiolibro è interpretato dallo stesso Nori tra gli autori che più praticano la nobile arte del “reading” in pubblico in Italia, e da più tempo, e che in questa registrazione è semplicemente impagabile.

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