A proposito dell’archeggio nell’orchestra

Archi OrchestraL’orchestra è una massa di musicisti che, però, non sono in balìa delle proprie volontà, ma rispondono a una stretta gerarchia. L’imperatore, colui che tutto può e tutto governa (musicalmente parlando), è il direttore che, con un cenno della bacchetta, suona lo strumento orchestra come se i professori che la compongono altro non fossero che tasti di un manuale.

Ovviamente non è così semplice e questa riduzione serve solo a dare l’idea di ciò che il direttore può fare, tuttavia, come ogni monarca illuminato si appoggia a un primo consigliere, così chi detiene la bacchetta si appoggia alle prime parti, in particolar modo alla spalla dei violini, che è il primo responsabile dell’orchestra.
Tra i vari compiti di questa figura ce n’è uno in particolare che influenza sensibilmente il deciframento del pensiero del direttore in gesto tecnico strumentale: l’archeggio.

Mettere le arcate per la propria fila (e condizionare quelle delle altre file) è compito difficile e ingrato che attira su chi le mette le ire di quanti soggiacciono alle scelte del misero. Le arcate altro non sono che la codifica del “senso di marcia” dell’arco e possono essere di due tipi, in giù e in su. Partendo da queste due direzioni si possono costruire le articolazioni che disegnano il senso di ogni frase, perciò è importante che chi archeggia capisca al massimo grado l’idea musicale del direttore.

Molto spesso, purtroppo, questa decrittazione viene, però, fatta a priori, senza che i due responsabili abbiano avuto il benché minimo scambio di idee in merito ai brani da eseguirsi; da ciò ne consegue che prendano piede arcate “di tradizione” che, invece di favorire un pensiero musicale, rendono «inerti e vili» le menti degli archeggiatori che rincorrono con grande facilità la comodità nel migliore dei casi, l’esecrabilità nel peggiore.

Molto spesso, inoltre, le scelte delle prime parti non sono particolarmente apprezzate dagli elementi delle varie file, in particolar modo nelle orchestre d’occasione, che vivono meno dei lepidotteri: è, forse, l’impossibilità di dirimere questioni più rilevanti in così poco tempo che relega gli orchestrali al litigio tra queste pastoie.
Che fosse un punto cruciale della tecnica lo avevano compreso anche i vari trattatisti che spesero tempo a codificarne le norme. Il problema vero, però, è che la verità non esiste e che se l’esecuzione è logica e coerente, molto spesso l’arcata è ininfluente.

Blog a cura di: Enrico Gramigna
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