I drammatici chiaroscuri dell’Otello verdiano rifulgono a Ravenna. Eccellente Micheletti nei panni di Iago

Otello Trilogia 2018

Una scena da “Otello” allestito per la Trilogia d’Autunno del Ravenna Festival 2018 (foto Zani-Casadio)

Onore, vendetta, rabbia. Questi sono solo alcuni degli aspetti che entrano nel gioco del dramma di Otello.
Il moro di Venezia, reggente di Cipro, capace di sconfiggere le orde musulmane non riesce a tenere testa a sé stesso. Questo è l’insegnamento del dramma shakespeariano, un uomo non è nulla senza padronanza di sé. Si può addurre a scusante il comportamento infido e malvagio del perfidissimo Iago, ma egli non è altro che uno spettro che si aggira nei meandri dell’animo di Otello: l’oscurità è parte integrante dell’umanità, sta a ogni singolo individuo cedere o resistere, ricordando bene che alla fine tutto sarà risolto tenendo conto non delle intenzioni, ma delle azioni. Il monito shakespeariano risuona forte anche nell’opera che Giuseppe Verdi ha tratto dalla celebre tragedia.
Basta una singola pagina di quella monumentale partitura per capire che il compositore non sta soltanto rappresentando una storia, ma sta evidenziando i terribili recessi dell’animo umano.
In quest’ottica anche il brutale omicidio di Desdemona da femminicidio ante litteram si tramuta in uccisione della coscienza stessa, della parte pura e incontaminata della mente umana, così come ogni nota sembra un attentato a Dio stesso salvo poi tutto esorcizzare proprio grazie alla prece della donna in punto di morte.

La rappresentazione del 29 novembre scorso al teatro Alighieri all’interno della “Trilogia d’Autunno” del Ravenna festival è stata aderente a questa visione evidenziando i chiaroscuri presenti nelle pieghe dell’animo umano. Soprattutto la regia, firmata Cristina Mazzavillani Muti, ha avuto l’acume di sbiancare la delicata figura di Desdemona e d’inscurire ancor di più, semmai ce ne fosse stato bisogno, il personaggio di Iago, lasciando il Moro di Venezia stretto fra due fuochi, incapace di abbandonarsi alla luce, perdendosi invece nell’oscurità interiore.
Azzeccatissima l’idea di una Desdemona che prima dell’ingresso di Otello nel primo atto, durante la procella, si erge a guisa di faro, luminosa nell’alto della scena, così come interessante è la posizione di Iago, leggermente rialzata alle spalle del protagonista, durante uno dei duetti più trascinanti della storia dell’opera lirica, quasi a rendere Otello una marionetta nelle mani del perfido.

Otello Iago Trilogia 2018

Otello e Iago (foto Zani-Casadio)

Proprio lo Iago di Luca Micheletti è stato l’indiscusso protagonista della rappresentazione. In eccellente forma il giovane baritono scolpisce con forza michelangiolesca una delle più belle interpretazioni che il teatro Alighieri abbia visto in tempi recenti. Convince, e molto, tecnicamente grazie a una pronuncia perfettamente cesellata e a un fraseggio non inferiore all’intonazione. C’è da augurarsi che ripassi presto da Ravenna.
Non male nemmeno Elisa Balbo nei panni di Desdemona. Bella la voce, ottima la presenza scenica anche se spesso piega la pronuncia alle esigenze vocali (un emblematico esempio è «Cantiamo» trasmutato in «Contiamo»). Molto emozionante l’interpretazione dell’Ave Maria, con qualche vocale in più la giovane interprete potrà sicuramente fare la carriera che la sua bella voce merita.
L’Otello di Mikheil Sheshaberidze è assai arrembante e focoso, molto in linea con il personaggio, tuttavia vocalmente il bravo tenore georgiano, che ha una pronuncia migliore di molti italiani, non ha quel timbro brunito e di spessore che si confà alla vocalità del Moro. Buono il celebre «Esultate», vero e proprio biglietto da visita, tuttavia proprio questa mancanza di espansione degli armonici rende tutta la performance meno coinvolgente di quanto in verità non sia.
Buona l’interpretazione di Giuseppe Tommaso nei panni di Cassio, la cui voce dona freschezza e leggerezza a tutto il dramma e riporta sul piano umano ciò che tendeva a scivolare nel diabolico.

Il Coro Lirico Marchigiano “Vincenzo Bellini” si conferma una grande e bellissima sorpresa di questa edizione della “Trilogia d’Autunno”. Martino Faggiani, maestro del coro, ha evidentemente svolto un lavoro eccellente e le voci a sua disposizione sono di grande qualità.
Interessanti le trombe sul palco: molti nomi non sono una novità per Ravenna, ma a scorrerli ci si rende conto che molti di questi talenti, ormai valenti professionisti, sono sbocciati proprio tra le mura dell’Istituto Superiore di Studi Musicali “Giuseppe Verdi” di Ravenna a dimostrazione del fatto che anche a kilometri zero è possibile avere ottimi musicisti.

L’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini sottolinea molto bene i vari stati d’animo che Giuseppe Verdi dissemina in maniera importante nella partitura e il direttore Nicola Paszkowski si conferma una bacchetta equilibrata e in grado di portare la nave musicale in acque sicure anche nelle tempeste. Di tanto in tanto, tuttavia il maestro, recentemente nominato direttore principale dell’Orchestra Sinfonica Abruzzeze, asseconda i giovanili ardori dei bravi musicisti di cui è a capo e indulge su sonorità troppo piene, oscurando a tratti le interpretazioni dei cantanti sul palcoscenico.

Rappresentare un’opera come Otello, interpretata nel corso della storia dai mostri sacri dell’opera del Novecento, non è mai facile, tuttavia è proprio con la frequenza della messa in scena che si compie quel meccanismo di attualizzazione del gusto che tanto manca al teatro moderno.

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