Cosa succede sul podio del direttore che prende per mano l’orchestra

Leonard Bernstein

Il compositore e direttore d’orchestra Leonard Bernstein

Una delle domande che più spesso viene rivolta ai musicisti dagli appassionati di musica riguarda la figura del direttore d’orchestra e la funzione che esso svolge nell’economia dell’esecuzione. Vista da fuori, certamente, appare una domanda più che legittima: il direttore sembra uno stregone che agita le mani senza un apparente nesso logico, ma non è così.

Egli conduce letteralmente l’orchestra, la prende per mano, quasi come se essa fosse né più né meno che uno strumento, fatto non di corde e tasti, ma di musicisti che su essi operano. Non è, dunque, facile il mestiere del direttore, il quale, limitandosi a fender l’aria coi suoi gesti, deve indirizzare il lavoro di altri musicisti. Vi è, inoltre, un compito al quale il maestro non può sottrarsi, la concertazione. Questa è certamente sia un onere sia un onore. Concertare un brano, sia esso di Monteverdi o di Maderna, di Haydn o di Respighi, significa lavorare durante le prove affinché gli orchestrali, spesso non consapevoli dell’interezza dell’opera, suonino la loro parte rispettando le indicazioni del compositore e l’interpretazione che ne dà il direttore, responsabile delle idee musicali.

È però nell’opera lirica che la figura del maestro acquista un’importanza cruciale. In questo genere di spettacolo egli ha un compito supplementare: è, infatti, l’anello di congiunzione tra il palcoscenico e la buca, tra cantanti e orchestra, due gruppi che storicamente non sono mai andati molto d’accordo. In questo delicato equilibrio, negli ultimi decenni si è inserita pure la figura del regista e mediare tra esigenze sceniche e musicali è una dote che non tutti i direttori hanno.

Non esiste una ferrea codificazione dei gesti e questa libertà ha dato la possibilità a molti direttori di comunicare non solo con le mani, ma anche solo con lo sguardo (per esempio, sulla rete spopola da qualche anno un video nel quale Bernstein dimostra di dirigere con la sola mimica facciale).
Oltre ai bravi direttori che calcano le scene, i quali riempiono d’idee le esecuzioni delle orchestre di cui sono a capo, ve ne sono tanti (troppi), però, che per mancanza di profondità di lettura, puntano tutto sul virtuosismo e sulla velocità di esecuzione e proprio questi, uniti a coloro che dirigendo non solo non trasmettono nulla, ma anzi, confondono loro stessi, mistificano il ruolo stesso del maestro sul podio, nato come punto di riferimento e, invece, trasformato troppo spesso in una narcisistica marionetta avulsa dall’esecuzione musicale.

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