La giungla dei compensi per gli orchestrali, a discapito della qualità

Musica SinfonicaCon la cultura non si mangia. Quante volte si è sentito questo ritornello, specialmente applicato all’ambiente musicale? Nell’Italia di oggi, soprattutto, pare che questa sia una virtù teologale non solo confermata dalla gestione politica, ma condivisa anche da una larga parte della cittadinanza.

Ciò, però, non è che una visione miope e scellerata poiché, al di là della mera questione dell’esercizio intellettuale, la cultura fa mangiare, eccome!
In Italia esistono ben 14 fondazioni lirico sinfoniche, distribuite equamente sul territorio nazionale, tuttavia i musicisti che si formano nei 57 conservatori italiani sono in numero certamente maggiore rispetto alla disponibilità dei posti vacanti nelle orchestre di questi prestigiosi enti. Queste fondazioni, inoltre, si mostrano anche numericamente modeste rispetto al bisogno di musica che l’Italia esprime.
Nascono, così, compagini private che vivono di fondi da progetti statali (o, più spesso, europei) e di mecenatismo che ingaggiano i musicisti solo per le occasioni. È questo il momento in cui, però, la musica viene messa in secondo piano per far posto all’idea aziendalista dell’arte. In tutto ciò, spesso chi ne paga le conseguenze è l’orchestrale che, pur di continuare a fare il proprio mestiere, accetta scritture che non vedono riconosciuti i propri sforzi tanto che non è inusuale che il compenso per le prestazioni artistiche sia considerato come un cospicuo rimborso spese.
Da qualche decennio, inoltre, sono sbocciate numerose orchestre giovanili. Esse nascono imponendo un’età limite in modo che ai musicisti selezionati possano venir assegnate borse di studio che spesso offrono cifre più basse rispetto alle normali remunerazioni.

Questa giungla di compensi, rimborsi e contratti va, spesso, a discapito della qualità dell’offerta artistica, del prodotto musicale che viene proposto al pubblico, che, perdendo i parametri per esercitare il proprio senso critico, ingolla qualsiasi spettacolo.

Nonostante tutto, però, la realtà del Paese è che la musica, l’arte, è necessaria all’Uomo e al popolo che l’ha perfezionata nel corso dei secoli essendo ben consapevole che dalla Cultura deriva il Pensiero. Che è l’unica cosa che ci distingue dalle bestie.

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