Lo spot di telefonia con il Maestro? Un ponte generazionale

Riccardo Muti Spot TimLa musica è un’arte strana poiché nell’istante esatto in cui cessa l’esecuzione, di essa non esiste che il ricordo nelle menti di chi l’ha esperita. Sarà per questo che tutti hanno l’irrefrenabile desiderio di discorrere intorno a quest’arte: il mormorio sull’argomento musicale, poi, diventa più insistente quanto più ci si allontana dall’esibizione e ci si avvicina alle scelte extramusicali dei singoli artisti.

Durante le festività ha fatto molto discutere lo spot di un operatore di telefonia mobile che impiegava una delle figure di maggior lustro del panorama musicale italiano. No, non J-Ax, bensì il “nostro” Maestro Riccardo Muti.

I detrattori si sono subito lanciati in arringhe a sostegno di tesi tra le più stravaganti e fantasiose riguardo la piccolezza del grande interprete, abbassatosi a guida turistica per una ragazzina con un visore adducendo che i vari Celibidache, Toscanini o Furtwängler non si sarebbero mai sognati di partecipare a un’operazione di questo tipo.

Ricordiamo una cosa. I teatri sono, in media, sempre più vuoti e popolati da chiome innevate. Forse il Maestro, oltre all’opportunità commerciale, ha vissuto il progetto con un altro intento. Lo spot stesso è un inno alla conoscenza e al culto delle radici della nostra patria (bisognerebbe fare un’indagine su quanti italiani, prima dello spot, avessero già visto o sentito parlare del mausoleo di Augusto-anfiteatro Correa).
È quindi probabile che oltre allo scopo personale (totalmente irrilevante) si sia aggiunta, o forse è proprio stata il vero motore, l’esigenza di mettersi in gioco per creare un ponte generazionale e culturale, ciò che è davvero mancato nel Novecento.

Non è un mistero che il distacco tra esecutori e uditori si sia allargato talmente tanto da far rivolgere i secondi verso palchi che cercavano, se non un dialogo, almeno un contatto: gli esecutori di oggi si sono accorti, già da qualche tempo, che il rinchiudersi nella propria torre d’avorio ammantandosi della nebbia d’artista ha soltanto contribuito a farsi snobbare, ma spesso il modo in cui essi cercano un avvicinamento, strizzando l’occhio alla cultura popolare, nega e tradisce in parte l’eredità culturale che quel direttore in doppio petto cerca di far amare alla ragazzina col visore.

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