Meritati applausi per Milenkovich e l’Orchestra di Perugia, fra perizia e ispirazione

Orchestra Perugia MilenkovichLa stagione Ravenna Musica 2019, organizzata dall’Associazione Musicale Angelo Mariani, sta riservando belle sorprese al pubblico ravennate: una di queste è stata il concerto andato in scena al Teatro Alighieri il 26 febbraio scorso.
È vero che il programma era di quelli infallibili che riscuotono sempre grande successo davanti al pubblico, tuttavia proprio questi sono tra i concerti più insidiosi.
Lo è sicuramente la prima pagina del Concerto per violino e orchestra op.64 di Felix Mendelssohn-Bartholdy, infida e difficile per qualsiasi solista (non è raro imbattersi in violinisti in preda alla tremarella), che proprio per la particolare struttura coinvolge da subito il virtuoso come un imperatore davanti al senato.

È quindi apparsa ottima l’idea del solista e direttore Stefan Milenkovich di approcciarsi al celebre incipit con animo spavaldo e sfrontato, risultandone vincitore ai punti. Interessante anche la lettura del secondo tempo, delicato e assai raffinato, prima del brioso finale ben misurato.
In questo brano è risultata molto efficace anche l’Orchestra da Camera di Perugia, che col violinista serbo ha diviso il palco romagnolo, sebbene l’inizio abbia riservato qualche lieve sbandamento di intonazione, specialmente tra i fiati.
Va sicuramente notata anche la scelta del bis che il solista ha attuato, la sublime Sarabanda dalla Partita n.2 BWV 1004 di Johann Sebastian Bach, eseguita con grande perizia tecnica e consapevole profondità emotiva.
Grande intensità ha avuto anche l’esecuzione della bella e mai troppo considerata Sinfonia n.4 op.60 di Ludwig van Beethoven, stretta nella morsa delle più titaniche Eroica e Quinta. L’interpretazione di questa pagina del compositore tedesco è stata al contempo snella e massiccia poiché, nonostante l’intenzione di non appesantire troppo la massa sonora, forse non si è avuto il necessario coraggio per alleggerire la quantità di suono, regalando vera delicatezza nel solo secondo tempo peraltro incredibilmente richiesto dal pubblico come bis.

Tra le note di colore è da segnalare il bellissimo gesto a fine concerto quando, mentre tutti gli altri orchestrali scivolavano via, i legni, capitanati dal primo oboe, si scambiavano genuine strette di mano. Atti come questo donano di nuovo fiducia all’arte musicale e allo sviluppo delle orchestre, purtroppo sempre preda di invidie e gelosie mai risolte che spesso inficiano la buona riuscita del servizio che i musicisti recano all’arte di Euterpe.

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