giovedì
21 Maggio 2026

Perché la musica è l’ultima ruota del carro della cultura

Condividi

Ci si lamenta tanto che la musica è l’ultima ruota del carro della cultura (che è l’ultima della carovana), ma raramente ci si ferma a pensare al perché tutto il comparto versi in queste condizioni.

Guardando da un punto di vista storico, in effetti, ciò appare molto strano. Platone, Aristotele, Boezio, Sant’Agostino e molti altri filosofi si sono occupati di parlare di musica e fin da subito a essa è stato associato un ἦθος (ethos) cui viene riconosciuta la capacità di muovere l’animo. Ciò è stato sempre considerato e tacitamente accettato fino all’Ottocento, momento in cui non è più la musica a smuovere l’animo, ma ribaltandosi la direzione, è l’animo umano che funge da pretesto per il πάθος (pathos) insito all’interno della musica.

Oggi, però, non è più così: la rivoluzione del Novecento ha portato la musica nel mondo della riproducibilità tecnica e, quasi incredibile a dirsi, invece di diffondere a macchia d’olio la cultura sonora l’ha normalizzata, banalizzata e, in definitiva, resa ininfluente. Non a caso gli studiosi hanno coniato il termine muzak per indicare quella musica sempre presente nella vita di tutti i giorni, dall’ascensore, al centro commerciale.

Anche le radio, sempre accese, promuovono un continuum sonoro epidermico, che, per sua natura ontologica non permette l’approfondimento, sollecitando all’auditorio, tuttalpiù, una reazione emotiva di superficie. Questo si traduce, nei fatti, in un horror vacui mostruoso in cui è immersa la società oggi che, quindi, non permette di godere di spazi di verticalità mentale, valorizzando solo un’idea di cocostruzione senza un vero e proprio momento di analisi dell’architettura.

Nemmeno quei tre miseri anni di musica alle medie nulla possono. Vi è, infatti, la volontà di trattare la materia in modo naïf, con un approccio laboratoriale da flauto dolce e canzoncine senza davvero scalfire la vera grandezza della materia. Certa pedagogia, però, non si sognerebbe di applicare gli stessi metodi alla matematica, all’inglese o alla geografia. La Musica, invece, ridotta ormai a un mero contenitore di sentimenti da rivista patinata, è coercizzata in una nicchia involutiva che il Paese che l’ha più di tutti nobilitata nel corso dei secoli non merita.

A oggi l’unica speranza è nelle mani dei docenti che, legione silenziosa militante, continua la battaglia per affermare il grandissimo valore dimenticato della musica, dell’arte e della cultura.

Condividi
CASA PREMIUM

Spazio agli architetti

Metafisica concreta

Sull’intitolazione dell’ex Piazzale Cilla a Piazza Giorgio de Chirico

Riviste Reclam

Vedi tutte le riviste ->

Chiudi