giovedì
21 Maggio 2026
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Armamenti al porto di Ravenna, Sapir cambia il codice etico

Dopo le richieste di Comune, Provincia e Regione. La deputata Bakkali ora chiede «azioni concrete» al Governo

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Il Cda di Sapir ha modificato il proprio codice etico introducendo un esplicito riferimento alla promozione della pace, al rispetto dei diritti umani, della Costituzione italiana e del diritto internazionale. Una scelta che arriva dopo mesi di polemiche e confronti pubblici sul possibile transito di armamenti al porto di Ravenna diretti verso aree di conflitto e che si inserisce in un percorso avviato anche dalle istituzioni locali. L’anno scorso, infatti, Comune, Provincia e Regione — soci pubblici della società portuale — avevano inviato una richiesta formale ai vertici di Sapir chiedendo di valutare tutte le possibili azioni per evitare il passaggio di armi destinate a Paesi coinvolti in conflitti armati o in scenari di accertate violazioni dei diritti umani, nel rispetto della legge 185 del 1990.

Un elemento richiamato anche dall’onorevole Ouidad Bakkali, che definisce la modifica del codice etico «un fatto di cui essere orgogliosi come rappresentanti di questo territorio». Per Bakkali, Sapir «ha dimostrato che l’etica d’impresa non è uno slogan, ma una scelta concreta e coraggiosa», affermando così «una dimensione etica della logistica e della portualità». La parlamentare ravennate del Pd sottolinea inoltre come il tema non possa restare confinato alla dimensione locale: «Non può essere soltanto Ravenna a farsi carico di queste responsabilità», afferma, chiedendo al Governo «azioni concrete» sul tema delle sanzioni e del traffico di armi.

Sul piano sociale e sindacale, la decisione viene invece letta come il risultato di mesi di mobilitazioni e pressioni pubbliche. Il Comitato Autonomo Portuale di Ravenna rivendica il percorso portato avanti «alternando le mobilitazioni in piazza agli incontri più o meno formali» e ricorda come l’obiettivo fosse quello di «pretendere un porto sicuro che desse seguito alla volontà dei lavoratori». Nel comunicato diffuso dopo la decisione di Sapir, il Cap parla di «un primo passo verso un patto sociale che garantisca la trasparenza e il rispetto delle leggi vigenti», mettendo «al centro il lavoro e i lavoratori».

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