Nome: Enea.
Cognome: Puntiroli.
Età: 58 anni.
Stato civile: «Divorziato, con tre figli dalla stessa moglie».
Titolo di studio: «Diploma di perito aeronautico».
Professione: «Imprenditore nel settore della ristorazione».
Veicoli e immobili di proprietà: «Preferisco non rispondere».
Ultimo reddito dichiarato: «Preferisco non rispondere».
Precedenti esperienze in politica: «Consigliere comunale per cinque anni, capogruppo e capo dell’opposizione. Sono stato inoltre consigliere provinciale. Ho maturato un’esperienza diretta sui temi amministrativi, sul funzionamento delle istituzioni e sulle principali criticità del territorio».
Tessera di partito, attuale e passate: «Ho avuto la tessera della Lega e sono stato segretario locale. Oggi mi candido con un progetto civico, autonomo dai partiti, aperto a chi vuole lavorare per Cervia».
Liste che lo sostengono: «Lista Cervia Più e lista Cervia Byzantina»

Perché si candida a sindaco?
«Mi candido perché Cervia è casa e credo che la città abbia bisogno di un cambio di rotta. Dopo anni di amministrazione sempre uguale, serve una guida più vicina ai cittadini, più concreta e più coraggiosa. Cervia ha enormi potenzialità, ma va governata con visione, ascolto e responsabilità, non solo con gestione ordinaria».
Tre priorità del suo eventuale mandato da sindaco.
«La prima è la sicurezza, perché cittadini, famiglie e imprese devono tornare a sentirsi tranquilli nella propria città. Servono più controlli sul territorio, contrasto al degrado urbano, maggiore presidio nelle aree sensibili e più attenzione al decoro e alla vivibilità di Cervia e di tutte le frazioni del territorio. La seconda è il turismo, che rappresenta il motore economico della città. Cervia deve tornare protagonista con una visione moderna e competitiva, investendo su qualità urbana, eventi, sport, accoglienza, promozione e valorizzazione delle sue eccellenze, dal mare alle saline, dal porto alla pineta. La terza è la famiglia, che deve tornare al centro delle scelte amministrative. Questo significa servizi migliori, attenzione ai giovani, sostegno alle famiglie, scuole, sport, spazi pubblici curati e una città più sicura, vivibile e a misura delle persone. Significa anche una maggiore attenzione agli anziani, ai servizi dedicati, alla sanità territoriale, alla mobilità e a tutto ciò che può migliorare concretamente la qualità della loro vita quotidiana».
Il primo atto, anche solo simbolico, che metterà in evidenza una discontinuità rispetto al passato.
«Il primo atto sarà incontrare il comandante della Polizia Locale per avere chiarimenti sulla gestione dell’ordine pubblico e affrontare subito il tema della sicurezza, che oggi rappresenta una delle principali preoccupazioni dei cittadini. Subito dopo incontrerò i dipendenti comunali, perché credo che il buon funzionamento del Comune passi anche dalla valorizzazione delle persone che ogni giorno lavorano per la città. Aprirò inoltre una fase di ascolto vera con cittadini, categorie economiche, frazioni, associazioni e operatori turistici. Il Comune deve tornare a essere una casa aperta, non un luogo percepito come distante. Simbolicamente, vorrei partire proprio dalle zone più trascurate, per dire che nessuno sarà lasciato indietro».
Quali ritiene siano stati gli errori più importanti commessi dal Pd nelle precedenti amministrazioni?
«L’errore principale è stato governare troppo spesso per continuità e conservazione, senza una vera visione del futuro. Si è data l’impressione di una città amministrata per pochi, con scarsa attenzione al degrado, alla sicurezza, alle manutenzioni e alle frazioni. Cervia ha perso occasioni importanti perché è mancato il coraggio di programmare a lungo termine. Ma soprattutto ritengo grave il fatto di non aver mantenuto molte delle promesse e degli impegni presi con i cittadini. Basta pensare alla vicenda della discarica di Montaletto, che per tanti residenti è diventata il simbolo di promesse non rispettate e di un territorio che troppo spesso non è stato ascoltato abbastanza».
Cosa invece vale la pena mantenere e implementare?
«Tutto ciò che di positivo è stato fatto va mantenuto, perché amministrare una città significa avere equilibrio e riconoscere anche ciò che funziona. In ogni caso, oggi quasi tutto deve essere rivalutato, aggiornato, regolamentato meglio e messo al passo con i tempi. In questi anni troppo spesso si è andati avanti senza una visione chiara, senza programmazione e senza la capacità di accompagnare i cambiamenti della città e della società. Molte scelte sono rimaste ferme a un modello amministrativo vecchio, poco dinamico e distante dalle esigenze reali dei cittadini e delle imprese. Cervia ha bisogno di un’amministrazione capace di decidere, di controllare meglio il territorio, di semplificare le regole, ridurre la burocrazia ma allo stesso tempo di farle rispettare. Serve più attenzione al decoro urbano, alle manutenzioni, alla sicurezza, alla qualità della città e ai servizi. Bisogna aggiornare il modo di governare Cervia, ascoltare di più cittadini e categorie economiche e dare finalmente risposte concrete dopo anni di promesse troppo spesso rimaste sulla carta».
Perché il centrodestra non ha trovato un candidato unitario? E chi è disposto a sostenere in caso di ballottaggio?
«Il centrodestra non ha trovato una sintesi perché sono prevalse logiche di partito rispetto alla necessità di costruire un progetto realmente civico e competitivo per Cervia. Io ho scelto un’altra strada: mettere prima la città, poi le appartenenze. In caso di ballottaggio bisognerà andare uniti per dare un’alternanza alla città».
Dopo essere stato segretario della Lega, perché ha scelto di staccarsi dal partito e candidarsi come civico?
«Perché credo che Cervia oggi abbia bisogno di un progetto più largo, libero e civico. La mia esperienza nella Lega resta parte del mio percorso, ma candidarsi a sindaco significa parlare a tutta la città, non solo a un elettorato di partito. Ho scelto l’autonomia per costruire una proposta aperta, concreta e radicata nel territorio».
Ha citato il modello Rimini come esempio per il futuro di Cervia, come può essere applicato in concreto?
«Non ho mai parlato di un “modello Rimini” da copiare. Cervia ha sempre avuto una propria identità, una propria storia e un proprio modello di sviluppo, ed è da questo che dobbiamo ripartire. La nostra forza è unica: il mare, la pineta, le saline, il porto, la qualità della vita, il turismo familiare e l’equilibrio tra accoglienza, ambiente e vivibilità. Quello che serve oggi è avere una visione moderna e coraggiosa per valorizzare al meglio queste caratteristiche. Dobbiamo investire su turismo, qualità urbana, eventi, sport, sicurezza, manutenzioni e servizi, costruendo una Cervia ancora più attrattiva e competitiva, senza perdere la propria anima e la propria identità».



