Finalmente è finita, ed era ora. Beatrice Venezi non sarà la nuova direttrice musicale del Teatro La Fenice di Venezia. La storia era cominciata come un fulmine a ciel sereno quando, il 22 settembre 2025, la musicista venne nominata un po’ a sorpresa tra lo stupore generale, per ricoprire l’incarico a partire dalla stagione 2026/2027. Ciò portò a una presa di posizione netta da parte degli orchestrali e delle maestranze del teatro perché, in primis, non ci si era attenuti al protocollo di consultazione interna, bensì questa nomina era in tutto e per tutto piovuta dal cielo. Si contestava, poi, anche il curriculum “leggerino” di Venezi, la quale, oltre a qualche capatina sudamericana, non aveva mai avuto modo di venire a contatto con realtà professionali di preclaro spessore. Per tacere del fatto che normalmente, prima di essere nominato, un direttore musicale ha già avuto modo di dirigere diverse volte negli anni precedenti, in qualità di ospite, nel teatro in cui si troverà poi a lavorare.
Nonostante i ripetuti appelli dei lavoratori della Fenice, il sovrintendente e il ministero hanno per mesi fatto quadrato attorno alla nomina di Venezi che, dal canto suo ha sempre, in modo più o meno evidente, attuato un comportamento che si potrebbe definire simile a quello del marchese del Grillo. Ciò ha fatto sì che le preesistenti frizioni si inasprissero tanto che, in poco tempo, anche i loggionisti e molti abbonati si aggregarono alla protesta.
Questo fino al 26 aprile 2026, quando la Fondazione del teatro decide il licenziamento della direttrice a causa di una contestatissima intervista rilasciata in Sudamerica al giornale La Nación. Diversi anni fa, un direttore d’orchestra raccontava che il lavoro del dirigere è fatto per il 10% dall’impegno musicale e per il restante 90 % da ciò che oggi si potrebbero definire “pubbliche relazioni”. Probabilmente Venezi non ha mai avuto modo di ascoltare questa massima perché al termine di questa querelle la sua figura professionale appare davvero fortemente svalorizzata. La situazione era sicuramente spinosa ed è stata gestita male da più parti, però lei probabilmente ha mancato di eleganza (e forse peccato di superbia) accettando l’incarico invece di declinarlo non appena levate tutte le proteste.
Si riprenderà? Probabilmente sì, tuttavia ciò ha dimostrato che, al netto delle ingerenze politiche (che sono parte integrante del ruolo), la cultura riesce a promuovere un esercizio di auto-igiene che, in fin dei conti, premia chi la valorizza davvero.



