Sul caso del reietto Maestro Gergiev, tra musica e politica

GergievL’argomento è delicato e si sperava che queste colonne potessero esimersi dal vedersi macchiate dal sangue che scorre a cavallo del Nistro, ma le Moire hanno intessuto fili neri intorno all’oro di questo spazio musicale.
Proprio di musica in tempo di guerra, quindi, si dovrà parlare e, nello specifico, sarà d’uopo soffermarsi sul caso Gergiev: il musicista russo al quale il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha chiesto di prendere apertamente posizione contro i fatti che dal bacino del Donec si stanno ampliando a tutta l’Ucraina.

Ovviamente sulle reti sociali ci si divide in giustizialisti e garantisti. Quale sia il punto è presto detto: il maestro russo Valerij Abisalovič Gergiev è uno dei più importanti direttori d’orchestra al mondo, ma ha anche dimostrato, nel corso degli anni, di essere (si consenta questa perifrasi) in ottimi rapporti con Putin fin dalla gioventù. Ora, il musicista ha (o forse è ormai meglio dire, avrebbe avuto) in programma alcune repliche della Dama di picche di Pëtr Il’ičČiajkovskij in quella Scala meneghina che è il tempio dell’opera in Italia e nel mondo.

Tra i sostenitori della responsabilità politica, coloro che vorrebbero che Gergiev ripudiasse il novello Zar, si fanno strada frasi come «c’è differenza tra patriottismo e sostegno politico attivo» tanto che sia la sua agenzia, sia diversi festival hanno annunciato l’interruzione dei rapporti professionali.
Chi, invece, vuole sostenere il lavoro del direttore russo scindendolo dall’essere riflesso dell’uomo politico, alla grandezza delle capacità musicali aggiunge l’aspetto umano, la vera impossibilità per una figura, come quella di Gergiev, di prendere le distanze da quello che è difficile non definire regime.
Se la rottura con la politica perseguita da Mosca sarebbe un segno, certamente, forte, lo sarebbero anche le ripercussioni per tutte le persone che al musicista sono legate, intime e meno.

La disputa, però, è più grande del maestro e si allarga a molte (incredibilmente non tutte) figure artistiche vicine al presidente. C’è chi cita il caso di Wilhelm Furtwängler e del suo legame col regime nazista, chi elenca le personalità russe che avrebbero dovuto prendere le distanze dal governo sovietico, in ogni caso il nocciolo della questione gira intorno all’etica: l’arte, la musica nello specifico, è legata alla politica oppure le persone che la professano possono scindere la loro figura di artisti da quella politica/sociale? È probabile che a questa domanda nemmeno la dea Dike risponderebbe facilmente.

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