Un fresca lettura della “Cenerentola” di Rossini

Cenerentola Rossini Teatro AlighieriLa storia della giovane ereditiera vessata dalle sorellastre è certo nota, tuttavia la Cenerentola andata in scena al teatro Alighieri di Ravenna il 17 febbraio è stata una bella lettura della celebre fiaba; certamente il racconto che affonda le origini nel mito è stato sapientemente messo in musica da Gioacchino Rossini, tuttavia gli interpreti che hanno calcato il palco ravennate hanno saputo infondere quella freschezza tipica dell’opera d’arte pulsante.
Il plauso più grande va indubbiamente alla protagonista, la giovanissima Teresa Iervolino che grazie alle sue straordinarie doti vocali, unite ad un’ottima presenza scenica, la proiettano tra i più interessanti giovani contralti del panorama musicale europeo. Ottima anche la performance di Marco Filippo Romano, istrionico Don Magnifico, capace di reggere a lunghi tratti tutta la scena sulle sue spalle, cambiando maschera ad ogni spirar di vento. Matteo D’Apolito nel ruolo del basso Alidoro riveste con grande equilibrio sia scenico sia vocale la figura del saggio consigliere di Don Ramiro. Le due sorellastre, Giulia Perusi ed Isabel De Paoli sono encomiabili dal punto di vista scenico, ma le voci poco omogenee ne inficiano lievemente la resa, specialmente nel finale. Il tenore Pietro Adaini nel ruolo di Don Ramiro probabilmente pecca di troppa gioventù, concentrando i suoi sforzi solo sugli acuti e mai sul fraseggio complessivo che invece è ciò che rende il canto bellezza, trattandolo invece come una mera attività ginnica. Pablo Ruiz, interprete di Dandini, infine, dovrebbe concordare col direttore d’orchestra i tempi delle arie prima di cantarle, e non durante la recita. L’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini ha dovuto sudare le proverbiali sette camicie, saltandone fuori quasi sempre egregiamente, per riuscire ad adeguarsi ai tempi meno brillanti ai quali il baritono spagnolo la costringeva. Il maestro Erina Yashima, chiamata ad un compito piuttosto faticoso, ha cercato di limitare al minimo i danni. La giovane bacchetta ha davanti a sé un futuro brillante come direttore, ma certamente deve fare più pratica nell’opera italiana, dove il suo gesto non aiuta né i cantanti né l’orchestra.
Ciò che ha colpito nel complesso, però, è stata la grande perfezione del Coro Melodi Cantores, diretti da Elena Sartori, che ha dimostrato come con un esiguo numero di coristi si possano ottenere suoni omogenei e ben calibrati.
Il pubblico riempiva ogni ordine del teatro Alighieri ed è proprio una gioia poter vedere che l’opera lirica gode ancora di grande salute nel nostro grande salotto in riva al mare.

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