Il temperamento e l’orecchio temperante

Temperamento MusicaleC’è una parola che in musica, dopo secoli, è ritornata in auge: temperamento. Dopo anni di oblio, la riscoperta di prassi esecutive passate ha permesso il recupero di questo concetto con il quale si sono confrontati musicisti e scienziati da Pitagora ai giorni nostri.

Il significato di questa parola non è, però, esprimibile se non con un panegirico che dipani il più possibile il mistero da essa celato tanto che la definizione data dall’autorevole vocabolario Treccani centra solo in parte il punto. Il temperamento, certo, è «la sistematica accordatura degli strumenti a suono determinato», tuttavia in seguito viene descritto ciò che oggi è considerato il temperamento equabile, ossia il sistema di rapporti che regola l’accordatura del pianoforte e degli altri strumenti ad accordatura fissa.

In primis fu Pitagora che, grazie al suo monocordo riuscì a scoprire i rapporti tra le frequenze: notò, così, che dividendo la corda in due parti uguali si otteneva l’intervallo di ottava e proseguendo nella divisione trovò anche la quinta (2/3) e la quarta (3/4). Si pensò, a questo punto, che si potesse accordare tutto in base a questi rapporti naturali, tuttavia si erano fatti i conti senza l’oste poiché sovrapponendo una serie di 7 ottave a una di 12 quinte (in modo che la nota di partenza e di arrivo di entrambe siano “la medesima”) non si ottiene la stessa frequenza, ma c’è una discrepanza detta comma.

È evidente anche senza l’ausilio dell’analisi matematica, grazie alla quale si giunge a una comprensione totale dell’argomento, che sorga più di un problema quando si comincia ad accordare uno strumento che per sua natura non può mutare in corso d’opera l’intonazione, come nel caso del pianoforte o del clavicembalo.

Nacquero così molti temperamenti che permisero di risolvere, parzialmente, il problema di questa coperta corta. La questione dell’accordatura era un nervo scoperto per tutti i musicisti: aggiustando da una parte si distruggeva dall’altra. Per citare alcuni tra i più noti temperamenti si ricorderanno quelli concepiti da Kellner, Young, Vallotti-Tartini, e il mesotonico.

Il moderno temperamento equabile, imperante nelle sale da concerto, in realtà è figlio di un compromesso totale grazie al quale nessuna nota è realmente intonata, ma tutte le note sono leggermente stonate. Che l’orecchio del pubblico moderno sia diventato più temperante?

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