Oboe, clarinetto, fagotto: quell’ottetto di fiati cardine dell’orchestra sinfonica

MaxresdefaultCi sono aspetti di un’orchestra sinfonica che si danno per scontati ma che sono il frutto di decenni di esperimenti. Dal punto di vista timbrico i compositori hanno sempre cercato di aggiungere nuove sfumature che hanno, nel corso della storia, acquisito una valenza universale cessando la loro esistenza episodica.

In questo senso è interessante guardare a come si siano affermati gli strumenti a fiato: nel particolare la cosiddetta famiglia dei legni riveste un ruolo cardine con l’ottetto (formato da quattro coppie) che campeggia nel pieno centro dell’orchestra alle spalle dell’emiciclo delle viole da braccio e da gamba.

Il principe di questa formazione è, indubbiamente, l’oboe: questo strumento deve il suo timbro preclaro all’ancia doppia che, insieme al canneggio del corpo, gli consente di produrre quel caratteristico suono penetrante definito anatrescamente da Sergej Prokof’ev.
Una piccola curiosità coinvolge poi questo strumento: esso è colui che dà il la all’orchestra, deputato a fornire la nota di riferimento per l’accordatura universale del gruppo. L’altro strumento ad ancia doppia presente in orchestra è il fagotto che, diversamente dall’oboe, svolge le sue funzioni, specialmente nel registro grave, di sostegno armonico dei legni grazie anche al suo caratteristico timbro paterno e cavernoso. La presenza di questi due strumenti in orchestra è attestata stabilmente già nel Barocco (sebbene il fagotto non abbia sempre una sua parte, ma venga accorpato agli strumenti del continuo) e nel corso della storia non è mai stata messa in discussione. Il suono del clarinetto è, invece, prodotto da un’ancia semplice: esso cominciò a essere inserito negli organici dapprima in maniera occasionale e in seguito cristallizzando la presenza grazie al fascino del particolare timbro dolce e mellifluo.

I tre strumenti hanno in comune l’origine del suono: l’ancia. Questa porzione di canna è tenuta tra le labbra e fatta vibrare dall’esecutore durante l’insufflazione, cosa che non avviene per la produzione del suono sul flauto, unico strumento dell’ottetto non dotato di ancia. Il suono del flauto nasce dall’aria indirizzata verso lo spigolo di una fessura nella testata che dona quel timbro caratteristico e argentino che gli consente di svettare sopra il pieno orchestrale.
Conoscere le caratteristiche di ogni strumento è necessario per ogni compositore, tuttavia anche l’ascoltatore trarrà grande gioia nel riconoscere e gustare con consapevolezza i timbri in seno all’orchestra.

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