Con il Trio di Parma, fulgida prova di bella musica ben eseguita

Trio Di ParmaCosa sia la musica è la domanda alla quale tutti, con alterne fortune, possono dare una risposta. Cosa sia la bella musica, invece, comporta un aggiunto giudizio di gusto e, perché no, una raggiunta consapevolezza estetica. Come si possa, infine, definire eseguita bene della bella musica è assai complicato codificarlo con le parole.
Non per nulla essa può essere definita come arte aleatoria, esistente nel momento stesso in cui il suono formante prende vita e morente alla fine dell’ultima vibrazione; sebbene poi la sua rappresentazione grafica altro non sia che una variante ornata di uno scientifico piano cartesiano, con in ascissa tempo e in ordinata la frequenza, è proprio ciò che avviene tra le maglie di questa rete che determina un’esecuzione più o meno interessante.

Il concerto di lunedì 18 marzo che ha visto il Trio di Parma protagonista dell’appuntamento della stagione Ravenna Musica 2019 organizzato dall’Associazione Angelo Mariani è stato esempio fulgido di come della bella musica possa essere eseguita bene.
Il pubblico del teatro Alighieri di Ravenna, assai attento e dall’età media piacevolmente bassa, ha potuto apprezzare dal Trio un terzetto di composizioni scritte certamente da maestri indiscussi del genere.

Di Franz Joseph Haydn il brano che ha aperto la serata: il Trio XV:29 “German style”, dimostrazione di un affrancamento del violoncello dalla mera funzione di raddoppio della mano sinistra del pianista, ha colpito per la chiarezza strutturale assai ben evidenziata dagli interpreti che hanno osato con misura, senza mai eccedere in mostruose enfasi troppo frequentemente presenti nell’esecuzione di questa letteratura, ma indubitabilmente fuori stile. A questo proposito non ha stupito vedere il violoncellista impugnare un arco storicamente vicino a quelli presenti all’epoca del compositore austriaco.
È, però, sicuramente nel Trio n.3 op.110 di Robert Schumann, e ancor di più nel Trio n.2 op.87 di Johannes Brahms, che gli abili musicisti sul palco ravennate hanno dimostrato un’eccezionale coesione foriera di una eccellente capacità di liberarsi dai vincoli delle maglie della scrittura musicale proponendo quindi il contenuto testuale evidenziato nella sua grandezza.
Il bis, solitamente, è come il dolce a fine pasto, tuttavia in questo caso l’esecuzione dell’Andante un poco mosso dal Trio op.99 D.898 di Franz Schubert ha lasciato assetato il pubblico, incredibilmente coinvolto dalla magia che il gruppo emiliano ha saputo creare con quest’ultimo colpo di coda.

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