Quando mi si chiede se bere così spesso vino non sia un po’ azzardato, io rispondo sempre con un’altra domanda, quella che fece Oppenheimer a un giornalista: «Perchè preoccuparsi tanto del futuro in un mondo condannato?». Comunque, questa settimana andiamo goiosamente in Liguria, ad assaggiare il “Sarà Sirà” di Giorgia Grande. Con un nome così, il dubbio è già in etichetta. Ma dietro il gioco di parole c’è una storia concreta: secondo la leggenda, Giorgia Grande piantò barbatelle che avrebbero dovuto essere di un’altra varietà, scoprendo poi una diversa identità. Un imprevisto diventato vino, con una buona dose di autoironia.
Siamo a Cornice, nel comune di Sesta Godano, nell’entroterra spezzino. Qui Giorgia ha recuperato i terreni di famiglia e costruito una piccola attività artigianale. “Sarà Sirà” è il suo rosso da Syrah, fermentazione spontanea, affinamento in acciaio e imbottigliamento senza chiarifica né filtrazione. Una lavorazione che lascia al frutto il centro della scena. L’assaggio mi restituisce il profilo di un rosso agile, fresco e mediterraneo, con un carattere fruttato e speziato. Il suo interesse sta proprio nell’incontro fra un vitigno internazionale e questa piccola geografia ligure. Ci troviamo in compagnia di una bottiglia che invita alla tavola e alla conversazione, senza pretendere il silenzio della sala.


