Samuel, da naufrago nel Mediterraneo a bagnino di salvataggio in spiaggia

Durante la traversata dall’Africa la sua imbarcazione si rovesciò e vide morire tante persone intorno a sé

Salvataggio Moscone

di Matteo Cavezzali

Samuel è un giovane bagnino di salvataggio dei lidi nord di Ravenna. È molto giovane, ma già lavora da alcunii anni. Fin qui niente di strano, se non fosse che Samuel fino a cinque anni fa era terrorizzato dall’acqua, il motivo però non lo aveva mai detto a nessuno, e ancora oggi non ha piacere di raccontarlo (motivo per cui il suo vero nome e il suo volto non saranno pubblicati in questo articolo).
Samuel ha rischiato di annegare quando aveva 12 anni. Rimase sott’acqua parecchi minuti, nemmeno lui saprebbe dire quanti, e aveva perso conoscenza. Non sapeva nuotare quando era caduto in mare. In realtà non era caduto, ma la sua nave era affondata, mentre compiva il viaggio più difficile, la traversata del Mediterraneo.

Samuel è nato in nord Africa, ed è arrivato su una piccola imbarcazione durante la Primavera Araba nel 2011. Questo è un altro segreto di Samuel. La sua pelle non è molto scura, non più di quella di molti altri bagnini di salvataggio, che passano ore e ore sotto il sole, e il suo italiano non ha accento. Non ha piacere a dire dove è nato, quando gli chiedo il motivo risponde solo “brutte esperienze” e sul suo volto si dipinge un’espressione che racconta più di molte parole.
Della notte in cui rischiò di morire ha ricordi confusi, ricorda l’acqua gelida, le grida, i corpi che galleggiavano attorno alui, la sensazione di perdere le forze, di sentire la morte accanto a sé, e ripete una cosa che gli è rimasta impressa, “Amal”… il nome della sua barca era Amal, che in arabo significa “speranza”.

«La speranza è l’ultima a morire» lo ha sentito dire tante volte in Italia, ma quando la “speranza” affonda in mezzo al Mediterraneo cosa rimane? Dopo quella terribile esperienza Samuel era terrorizzato dall’acqua, ma continuava a pensare «se avessi saputo nuotare bene quante persone avrei potuto salvare quella notte?». Si ricordava i volti di molti che quella volta non erano stati fortunati come lui, giovani uomini, donne, bambini. Così ha deciso di affrontare la sua paura. «Quando uno teme qualcosa l’unica speranza che ha è di rendere la sua paura una forza. Ricordo la prima volta che misi i piedi in acqua dopo quel giorno. Erano passati sette mesi. All’inizio ero terrorizzato, poi ho pensato, se non reagisco ora sarà sempre più difficile, e mi sono buttato in acqua».

Oggi Samuel è un bagnino e ha salvato tre persone. Due bambini che si erano spinti al largo su un canotto che poi si era ribaltato e spinti dalla corrente non riuscivano più a tornare a riva, e un bambino che era finito sott’acqua in piscina. La loro gratitudine gli ha dato molto.
Ora studia all’università, vorrebbe diventare un medico. Spero che un giorno avrà il coraggio di raccontare anche ad altri la sua bellissima storia. Di farlo con il suo nome e il suo bel viso sorridente. Sarebbe bello che una storia così fosse motivo di vanto per un ragazzo della sua età e non fonte di imbarazzo con i coetanei, ma evidentemente non tutti sono pronti a giudicare una vita senza pregiudizi, nemmeno quella di un ragazzo che è sopravvissuto alle sue paure e le ha trasformate in speranza. Amal

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