I Suicide, nessuno mai come loro

«Frankie ha vent’anni, è sposato e ha un bambino, lavora in fabbrica dalle 7 del mattino alle cinque del pomeriggio. Sta solo cercando di sopravvivere, ma Frankie non ce la fa, le cose sono semplicemente troppo difficili, Frankie non può fare soldi, non può comprare abbastanza cibo, sta per essere sfrattato. Frankie è così disperato, che pensa di uccidere moglie e figlio. Frankie prende la pistola e la punta contro il bambino di sei mesi nella culla, poi guarda la moglie e le spara. “Cos’ho fatto”, urla Frankie. E allora si punta la pistola alla testa e poi Frankie è morto, Frankie è all’inferno».

L’angoscia della società contemporanea è tutta in questa canzone, nel testo sintetizzato  qui sopra – che termina con il celebre «Siamo tutti Frankies» – ma soprattutto nel tappeto sonoro di “Frankie Teardrop”. Da qualche parte in questi giorni di celebrazioni ho letto che l’operaio Frankie sta alla musica come il tassista Travis Bickle di Taxi Driver al cinema. E mi pare calzante, considerare in ambito musicale i Suicide, quell’album dei Suicide, un po’ quello che è stato Taxi Driver per il cinema contemporaneo. Probabilmente di più. In fondo non può lasciare davvero sgomenti la morte nel sonno di un artista di 78 anni che ormai non produceva più nulla di interessante da decenni, ma la morte di Alan Vega dello scorso 16 luglio non può passare inosservata perché se ne è andata per sempre la voce dei Suicide e probabilmente del debutto discografico più straordinario della storia del rock. La prima volta che lo ascoltai, in cassetta, quasi pensai a una registrazione venuta male. In realtà era qualcosa di mai sentito anche negli anni novanta, figuriamoci nei settanta, quando venne pubblicato tra gli insulti del pubblico e il menefreghismo di buona parte della critica, avanti di decenni su tutto il resto, punk (nell’animo) quando ancora la parola punk non era stata praticamente inventata, elettronico in un modo inesplorato o quasi. Il blues di New York, come disse lo stesso Vega nella migliore delle definizioni possibili. Una musica senza compromessi che avrebbe poi influenzato un mondo. E non solo alternativo. Uno dei più grandi fan dei Suicide, per esempio, è Bruce Springsteen, che definì Alan Vega come «una delle grandi voci rivoluzionarie del rock and roll», sottolineando come non ci fosse «nessuno di neanche lontanamente simile a lui». Nient’altro da aggiungere.

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