Solo tanti applausi per la grande Pj Harvey E Beyoncé…

Come è giusto che sia, c’è stato parecchio dibattito sui social network in seguito all’uscita del nuovo disco di Pj Harvey – The Hope Six Demolition Project – tra quelli (non molti in realtà) che l’hanno fin da subito battezzato come un capolavoro, e quegli altri che ne rimpiangono gli esordi. Rispettando i gusti di tutti – mica tanto, poi –, davvero non capisco come non si possa per una volta togliersi il cappello e basta di fronte a una delle artiste indubbiamente più grandi dei nostri tempi (parliamo di musica rock, sia chiaro), in grado per davvero di diventare matura, e sempre più brava, lasciando perdere le ruvidezze (musicalmente parlando) e i disagi (sentimentali, più che altro) giovanili per un altro album che sarà forse anche più patinato come dice qualcuno (mah, in realtà non saprei), epperò di una classe tale da consentirle (ma questo in realtà era facile) di mantenersi a distanza siderale (ma proprio siderale) dalle tantissime “nuove Pj Harvey” che si sono affacciate sulla scena rock in questi anni. E questo senza neppure considerare i tanto chiacchierati testi politici e antigovernativi di questo ultimo disco (nato anche dopo i suoi viaggi in Kosovo o in Afghanistan), che non sarà il suo migliore, ma comunque un degno seguito – e non è poco – di quel “Let England shake” salutato cinque anni fa, giustamente, come un capolavoro, tra i migliori album dell’ultimo decennio. Da ascoltare ad alto volume, per gustarsi le parti corali, gli arrangiamenti sofisticati, il sax, pensando anche a quanto sarebbe stato bello vederlo nascere, questo disco, a Londra, durante le sessioni aperte al pubblico dell’anno scorso, come una installazione artistica.
Ecco, passare da Pj Harvey a Beyoncé, per alcuni potrebbe a questo punto suonare come una bestemmia. Ma a un certo punto bisogna anche arrendersi e accettare di buon grado che l’ex Destiny’s Child (oddio, ma sul serio?) è diventata una vera artista, in grado di sfruttare il proprio potere (economicamente parlando) anche per far suonare i suoi dischi come una «bomba» (per usare la definizione utilizzata su Facebook da Lorenzo “Godblesscomputers” Nada, che di suoni se ne intende). Non per nulla nel suo ultimo album, Lemonade  – che arriva a poco più di due anni dall’ottimo omonimo, uscito a sorpresa a fine 2013 – partecipano Kendrick Lamar, James Blake, The Weeknd, Jack White. Ascoltandolo vien da pensare di essere finalmente arrivati in quel mondo migliore in cui la musica commerciale è perfino bella. Oppure, più semplicemente, che questa non può più essere definita solo musica commerciale…

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