Quelle tre note che hanno creato un mondo, capolavoro del Novecento

Angelo Badalamenti – Soundtrack from Twin Peaks (Warner Bros, 1990)
BadalamentiNon ho ancora visto la terza stagione, non ditemi niente. Ogni cosa a suo tempo. Lo farò, ma per ora Twin Peaks resta, per me, quello visto in quelle due incredibili stagioni iniziate nel 1990, cambiandomi la vita. E Twin Peaks si riassume, con una perfezione raramente raggiunta nella storia di tutte le arti, in tre banali, semplici note. Dum… Du-dum… Bastano quelle, da sole, a creare un mondo. Tre note usate da altri, accostate chissà quante altre volte. Ma questa è la volta definitiva. E infatti restano nella storia. Sono nell’immaginario collettivo. Le ha scritte, insieme a tutto il resto delle musiche in questione, Angelo Badalamenti, newyorkese di origini sicule. E da 27 anni mi ossessionano. Come si può creare un intero mondo, cambiare la cultura occidentale, con sole tre note? Tre note discrete, appena accennate. Alchimia irripetibile, allineamento planetario eccezionale che si è concentrato nella testa di quell’uomo e gli ha fatto mettere insieme quelle tre note in quel modo. Dum… Du-dum. E il me diciassettenne che si era messo davanti alla televisione senza crederci troppo, solo perché lo facevano tutti e il giorno dopo ne avrebbero parlato a scuola, sperimenta uno sgomento mai provato prima, una meraviglia proibita e torbida. Per l’epoca, la cosa più vicina al tabù mai vista in prima serata. Sensuale, come la danza di Audrey, altro tema fondamentale della serie, un walking bass che accompagna un sax posticcio, con uno schiocco di dita come accompagnamento ritmico… Come hai fatto, Angelo, a farci ribollire il sangue in quel modo? Riviste oggi quelle immagini di lei che danza con quelle scarpette da bowling fanno sorridere, ma con quella danza finiscono veramente gli anni ottanta. Finiscono con il volto tumefatto di Laura Palmer morta, anche lei dedicataria di un tema straordinario, cupo e sospeso all’inizio, per poi aprirsi in un crescendo di pianoforte che arriva beffardo, perché Laura è già andata, è già solo ricordo, e infatti si richiude magistralmente in cupezza.

Ogni cosa in questa colonna sonora, anche la canzone finta rockabilly “The Nightingale”, è intrisa di inquietudine sublime e minacciosa.

David Lynch e Angelo Badalamenti hanno creato uno dei capolavori del Novecento, hanno mandato in pensione gli anni ottanta rappresentandone in un colpo solo l’apice e il superamento, e hanno letteralmente forgiato l’immaginario di una generazione. Può bastare? Facciamo che la terza stagione può aspettare ancora un po’…

 

 

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