“La porta rossa”: una serie tv fantastica, in tutti i sensi

La Porta Rossa Serie TvLa porta rossa (Serie Tv, 2 stagioni, 2019)
In principio era Il segno del comando, ed era il 1970, e poco dopo lo sceneggiato Rai che così abilmente mescolava giallo, mistero e sovrannaturale si dissolse nel nulla.
Nel 1990 David Lynch definì il suo neonato Twin Peaks, una «Murder Mystery Soap Opera» una telenovela con al centro mistero e omicidio (e anche qualcos’altro, col passare degli episodi).
Quasi cinquant’anni dopo il magnifico esempio dei suoi “padri” arriva La porta rossa, che è esattamente quanto descritto da Lynch, con un tocco del film Ghost ma il tutto condito all’italiana.

Il commissario Leonardo Cagliostro viene ucciso da un killer misterioso durante una missione antidroga in una spietata caccia allo spacciatore, ma nel momento della morte non varca la “porta rossa”, che di fatto ti fa accedere all’aldilà perché ha una premonizione, che non vi sveliamo. Nel suo doloroso limbo Cagliostro incontra una giovane ragazza che lo vede e con cui potrà interagire per risolvere le indagini sul suo omicidio e sulla visione futura.

Le due stagioni sono composte da ben 12 episodi da quasi un’ora ciascuno, sono legate tra loro con una struttura narrativa molto abile, firmata tra gli altri dai giallisti Carlo Lucarelli e Giampiero Rigosi, che nella ricerca dell’assassino mostra ognuno dei protagonisti con le sue debolezze e le possibili motivazioni che lo avrebbero portato a uccidere il protagonista. Nella seconda si mette un po’ troppa carne al fuoco, ma l’intreccio regge.

Detto della scrittura notevole, La porta rossa presenta molti altri pregi, a partire dalla piovosa Trieste, originale, inquietante (non per colpa sua) e magnifica città dove tutta la vicenda è ambientata, passando dal suo protagonista Lino Guanciale, degno erede di Ugo Pagliai de Il segno del comando, per arrivare all’ottimo uso delle musiche, sia per la bella partitura originale di Stefano Lentini, sia per la rivisitazione della settima sinfonia di Beethoven, a cura dello stesso Lentini, che unita a un monologo del protagonista, chiude con emozione ogni episodio.

Non tutto è perfetto, anzi, perché siamo in Italia e le storie d’amore devono sbucare da ogni angolo; inoltre in ogni episodio assistiamo ad almeno un paio di scene o con poco senso o di televisione di bassa qualità.
Anche la recitazione stessa è efficace in alcuni suoi personaggi, piuttosto scarsa in altri, e varia anche a seconda delle scene, dirette in modo discontinuo.
Ciò che davvero non piace, è tenere alla fine di ogni stagione una “porta” per una stagione successiva, che arriverà in base al successo.

Ma se forse non si era capito, è ora di essere più chiari: La porta rossa è una serie fantastica, in tutti i sensi!
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