I tanti pregi e i pochi difetti di “Chernobyl”, la serie del momento

Chernobylserie TvChernobyl (Miniserie in 5 episodi, 2019)
La serie racconta il tristemente noto “disastro nucleare di Chernobyl”, avvenuto all’1.23 (circa) del 26 aprile 1986 nei pressi della città ucraina, ai tempi in Unione Sovietica. Il racconto parla di persone: i lavoratori della centrale, i pompieri, le autorità locali e nazionali, gli scienziati e le persone comuni, tutto secondo il filo logico storico tratto dal libro Preghiera per Chernobyl, scritto dalla bielorussa Svjatlana Aleksievic nel 1997, e Premio Nobel nel 2015.

L’autore Craig Mazin ha deciso di affrontare un argomento molto spinoso per molteplici ragioni: del disastro in sé, complici i silenzi sovietici, si conoscono informazioni ufficiose e frammentarie; il nucleare è un’energia, probabilmente dal giorno del disastro, causa di controversie nella popolazione mondiale; raccontare la stessa Unione Sovietica, sgretolatasi pochi anni dopo e probabilmente anche a causa di questo evento (parole di Gorbaciov), da parte di un americano senza incorrere in macchiettismi da Guerra Fredda, non è semplice.

Sfida vinta molto bene nella sua messa in scena e leggermente meno in alcune scelte narrative e in alcuni particolari.
Partiamo dai pregi, che sono in netta maggioranza: il colpo d’occhio è straordinario, si viene catapultati in un altro mondo, in un’altra epoca, in un’altra città, con un realismo senza precedenti che immediatamente crea un senso di disagio e di implicito terrore da parte di chi assiste all’incidente. I personaggi e i protagonisti sono tanti ma il trio Legasov, Sherbina e Khomyuk, interpretati da Jared Harris, Stellan Skarsgard ed Emily Watson sono la spina dorsale del racconto e del disastro e la scelta degli interpreti è tra le più azzeccate della storia del cinema recente. Il personaggio della Watson è l’unico di fantasia e con intelligenza racchiude un pool di scienziati che ha collaborato a risolvere il disastro.

Anche la struttura, il ritmo e la chiusura in 5 episodi (solo il quarto è un po’ macchinoso) funzionano benissimo. Essendo Chernobyl intesa dall’autore soprattutto come storie (vere) di persone, alcune funzionano, altre concedono un po’ troppo alla drammaticità indotta come quella della moglie del pompiere, funzionale al finale ma davvero un pelino troppo hollywoodiana.

Concludo col rilevare il vizio degli americani di combattere la Guerra Fredda anche nel 2019, tratteggiando in maniera ridicola (sia per i personaggi, sia per chi li ha voluti rappresentare così) alcuni funzionari sovietici, dirigenti di partito o anche semplici soldati: capisco l’esigenza ideologica, ma dello “stile bagaglino” non ne avevamo bisogno. Sono solo piccoli nei che non inficiano l’ottimo giudizio della serie del momento, che fortunatamente non avrà una seconda stagione. Ed è il suo pregio maggiore.

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