Per una tutela del clima a partire da casa, cibo e mobilità

È necessario dar vita a una campagna di riqualificazione del nostro patrimonio edilizio, creando al contempo nuovi posti di lavoro e slancio all’economia del nostro Paese

Quale potrebbe essere la risposta in grande stile che può dare il nostro Paese al tema del riscaldamento globale? Riqualificare completamente il proprio patrimonio di case e palazzi, rendendoli edifici a consumo zero.
L’edilizia può costituire la porta d’accesso a questo nuovo approccio culturale. L’Italia con il suo parco immobiliare obsoleto e altamente energivoro si trova di fronte a un bivio. L’edilizia del futuro dovrà fare i conti con parole come eco-efficienza ed eco-sufficienza (ne abbiamo già parlato su queste pagine al n° 95). Ma come minimizzare l’uso delle risorse, massimizzando le prestazioni e rispettando l’ambiente?
A livello globale si stima che quasi la metà dell’energia consumata, prodotta da combustibile fossile, serva per riscaldare e raffreddare le case. Mica briciole: quindi, se vogliamo salvaguardare il clima e migliorare la qualità dell’aria delle nostre città, e a Ravenna ne abbiamo tanto bisogno, occorre progettare il nostro abitare in modo radicalmente differente.
In Italia vi sono circa 12 milioni di edifici, la maggior parte dei quali costruita nella seconda metà del secolo scorso, tra il 1960 e il 1980. Un boom edilizio che fu accompagnato da un costo pressoché nullo dell’energia fino alla prima crisi del petrolio (1973). Si costruì molto senza però curarsi dell’efficientamento energetico. Si credeva che bastassero un po’ di mattoni e intonaco per erigere condomini, in realtà sono stati realizzati dei termosifoni giganti che stanno riscaldando l’ambiente esterno. Dei colabrodo di immani dimensioni, incapaci di ridurre il flusso di energia tra interno ed esterno nei mesi freddi. Oggi il 60% del patrimonio realizzato si trova in una situazione energetica a dir poco drammatica.
Per evitare di consumare ulteriore territorio occorre riqualificare il patrimonio edilizio esistente. Un’operazione tanto necessaria quanto costosa…

Questo rappresenta certo una sfida gigantesca. Dobbiamo ricostruire il nostro Paese e le nostre città, dar vita nuova a tutto quel che abbiamo costruito a partire dal dopoguerra. Il problema è che il tempo a disposizione per farlo è sempre meno. Oggi però abbiamo a disposizione  materiali e tecnologie in grado di azzerare i consumi garantendo un comfort elevato in tutte le stagioni.
Il diktat che deve guidarci dev’essere: garantire il massimo comfort col minimo dell’energia.
Riqualificare l’esistente presuppone un costo ma è un’operazione dalle enormi ricadute ambientali e sociali. Perché dovremmo lavorare giorno dopo giorno per acquistare energia dall’estero? L’Italia dipende energeticamente, per circa l’80%, da altri Paesi: un rapporto di sudditanza gravissimo che diventerà ancor più pericoloso quando, in futuro, il costo dell’energia tornerà nuovamente a salire, e lo farà, statene certi. È dunque necessario investire ora per cercare di diventare sempre più indipendenti. Manca la consapevolezza della criticità della situazione in cui versiamo: preferiamo spendere miliardi all’estero per comprare energia anziché dar vita a una campagna di riqualificazione del nostro patrimonio edilizio, creando al contempo nuovi posti di lavoro e dando input all’economia del nostro Paese. Tutti noi dovremmo vivere in case più salubri, meno inquinanti e meno energivore.

L’involucro della casa è la partita più importante da giocare  per far in modo che l’energia d’inverno sia trattenuta all’interno dell’abitazione. Occorre rivedere in modo profondo il sistema di realizzare coperture, pareti e serramenti. Il cappotto è un elemento essenziale. Imprescindibile. Incappottare le case parte da un principio semplice: è come quando vai a sciare; nessuno di noi scia in canottiera, perché altrimenti l’energia corporea andrebbe verso l’esterno e si rischierebbe di morire assiderati. Quindi ci mettiamo maglione e giacca a vento per fare resistenza, per trattenere quanto più possibile l’energia e il calore all’interno. Lo stesso vale per le case. In Italia, in passato, si costruiva mettendo un muro di mattoni di venticinque, trenta centimetri di spessore, un po’ di intonaco e l’involucro era pronto. Il problema è che quel mattone semplice e quell’intonaco non fanno sufficiente resistenza per evitare che il calore si disperda all’esterno. Oggi abbiamo una vasta gamma di materiali a disposizione e dalle diverse prestazioni tra cui scegliere: a prescindere da tale scelta però, la posa idonea del cappotto e l’assenza di ponti termici restano gli elementi fondamentali per garantire risultati concreti di efficientamento.
Si possono utilizzare sistemi leggeri come quello del legno, che consiste in una serie di strati isolanti, di fibre naturali o minerali. L’involucro diventa come una specie di giubbotto molto efficiente.
Oggi l’Italia è interessata da un boom di costruzioni in legno prefabbricato; impennata che la sta facendo avvicinare a paesi europei che da decenni hanno adottato questo materiale rinnovabile ed ecologico. A guidarci nella scelta di un materiale dovrebbe essere il suo intero ciclo di vita: dal prelievo allo smaltimento. Stiamo finalmente riscoprendo un materiale antico che ha accompagnato l’evoluzione dell’uomo nel corso della storia. Il legno offre enormi e indiscutibili vantaggi: dalla velocità di realizzazione alla leggerezza, dal comfort ambientale alla sicurezza (vedi articolo di questa rubrica sul n° 102).

L’obiettivo, il buon senso che dovrà guidarci nei prossimi decenni, è quello di realizzare un’edilizia di qualità che si avvicina al famoso triplo zero: consumo zero, emissioni zero e rifiuti zero.
Per riscaldare un appartamento di 120 metri quadri basteranno un paio di candele. I risparmi in una casa riqualificata possono sfiorare l’80% e raggiungere il 90% in una di nuova costruzione.
La rigenerazione urbana deve passare attraverso la realizzazione di eco villaggi, ovvero quartieri composti da più edifici ad alta efficienza energetica, dove ogni elemento è pensato in modo sostenibile: dalla mobilità all’illuminazione pubblica, dalla gestione delle risorse idriche e dei rifiuti al verde.
Il tema dell’abitare dev’essere considerato in una dimensione che potremmo definire olistica: non basta vivere in una casa a consumo zero, occorre scegliere in modo mirato cosa mettere nel piatto (cibo di stagione e a Km 0) e imparare a muoversi in modo intelligente. Dobbiamo uscire dalla trappola della mobilità individuale, adottandone una maggiormente sostenibile, all’insegna di bicicletta, mezzi pubblici e car sharing.
Abbiamo a disposizione i materiali, le tecnologie e il know-how necessari per cambiare il passo del nostro Paese ma affinché ciò accada deve sorgere una nuova consapevolezza ambientale.
Il vero cambiamento nasce nelle nostre teste. Occorre sensibilizzare la cittadinanza, promuovendo una nuova cultura, divulgando una visione diversa. Dobbiamo ribaltare l’ottica: di fronte a noi si deve aprire un’era che faccia nascere una civiltà al servizio della vita, non più schiava del consumismo, né foriera di distruzione. Le persone devono essere motivate. Convinte ed entusiaste.
L’energia più intelligente è quella non consumata: è questo il principio che deve guidare la progettazione e la costruzione della casa del futuro.  Una casa dove l’assenza di ponti termici e la tenuta all’aria permette di minimizzare il consumo di energia e aumentare il benessere abitativo. Le energie fossili si stanno esaurendo e le conseguenze del loro sfruttamento saranno devastanti per il clima terrestre. Per questo la tutela del clima dev’essere un imperativo per ciascuno di noi.
Ognuno può fare la propria parte. Da dove partire? Da casa, cibo e mobilità.

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