La casa al mare secondo la versione di Stefania Sanna

L’interior designer imolese all’opera con gusto in due piccole case a Marina di Ravenna

L’intervento consiste
nella calibrata collocazione di oggetti significanti,
che ci riportano all’immaginario tradizionale della casa al mare
(vele, granchi,
stelle marine, pesci,
nidi di uccelli marini),
all’uso dei colori tenui,
al recupero di oggetti
d’uso in chiave
simbolica-decorativa

«Luglio si veste di novembre se non arrivi tu», recita la nota canzone di Riccardo del Turco, vincitrice di “Un disco per l’estate” edizione 1968. In questo caso il “tu” si trova «in riva al mare» e quindi come non andare a Marina di Ravenna, città “marinara” reduce da uno spettacolare processo di rivalorizzazione, sovente accompagnato da una significativa densificazione del costruito all’interno dei lotti. Sembra quasi di prefigurare quello che potrebbe accadere prossimamente in tutte le città della regione con il divieto di consumo del territorio in misura più marcata di quanto già accaduto in alcune zone del centro, mentre ora invece i comparti urbani più suscettibili di intervento, per sismica, energetica e potenzialità edificatoria, sono quelli eretti negli anni Cinquanta e successivi.

Esterno

Entriamo perciò in una casa costruita nel 1961, attraversiamo un sottoportico da cui si accede ad una piccola corticella, su cui si affaccia un fabbricato con il proprio lato minore ovest, per la metà nord trattato a faccia vista e per la metà sud rivestito di doghe bianche in legno. Alle due metà corrispondono altrettanti piccoli appartamenti, ricavati dal riuso del volume di un fabbricato di servizio degli anni Sessanta. Il faccia vista è in realtà l’esito di un recupero del 2000, il rivestimento a doghe segue un intervento dell’inizio dei nostri anni Dieci. Quindi si tratta di due mezze case, separate da un lungo muro di spina centrale, anche se il colmo si trova a metà del tetto sud. L’articolazione funzionale segue la classica disposizione con zona giorno al piano terra e zona notte (camera da letto matrimoniale con bagno) al piano superiore.
Per personalizzarle la padrona di casa ha chiesto l’intervento di Stefania Sanna, Interior Designer già vista all’opera in questa rivista nell’illustrazione della sua casa-studio in centro a Imola (“Casa Premium” 102, nov-dic. 2015).

Ecco apparire il tono acqua marina,
in cui la rassicurante presenza
del verde chiaro si unisce
alla lieve spiritualità venata
dalla gaia spensieratezza
dell’azzurro polvere del cielo;
lo troviamo nella poltrona
anni Cinquanta
della seconda casa, che si incarica
di centralizzare l’arredo
nella zona living

L’intervento consiste nella calibrata collocazione di oggetti significanti, che ci riportano all’immaginario tradizionale della casa al mare (vele, granchi, stelle marine, pesci, nidi di uccelli marini), all’uso dei colori tenui che vanno dall’acqua marina all’azzurro cenere, al bianco. Nel primo caso sono integrati dal recupero di oggetti d’uso in chiave simbolica-decorativa, come la vecchia finestra posta a controllo della scala che conduce alla camera da letto, vegliata da un simpaticissimo armadio, rivestito di scuretti multicolori, mentre l’effetto-soffitta è stemperato dal pavimento in listoni di rovere sbiancato. Qua e là gli ambienti sono lumeggiati da grosse lampade in ottone dal sapore inequivocabilmente nautico. Scendendo al piano terra entriamo in cucina-pranzo, in cui la doppia funzione è immediatamente segnalata dall’assenza di un tavolo, sostituito da un piano in legno a penisola per pranzo e preparazione vivande, rafforzata anche dal fatto che in estate si preferisce pranzare e cenare fuori, in questo caso nel giardino finemente erboso della corticella. Il “circolo della vita” è invece chiaramente indicato dalla gaia invasione di una serie di grandi giochi per i piccoli bimbi della famiglia, asserragliati accanto al piantone della penisola ma pronti a dar assalto ai movimenti degli adulti alla prima occasione. Passando nel secondo appartamento, dopo aver dato un’occhiata alla piscina coperta al piano terra di un secondo fabbricato attiguo, ecco apparire l’aura di «Luglio» nel verde acqua marina, in cui la rassicurante presenza del verde chiaro si unisce alla lieve spiritualità venata da gaia spensieratezza dell’azzurro polvere del cielo. Lo troviamo ben applicato nella tappezzeria della poltrona anni Cinquanta, che si incarica di centralizzare l’arredo nella zona living lumeggiata dalla grande finestra del vano a tutta altezza. In questo compito si accompagna con sovrana eleganza all’accogliente divano rivestito di tessuto leggero bianco e all’algida piantana di Karman, con paraluce finemente tessuto su tono bianco, ma soprattutto ad una serie di oggetti a reazione semantico-emotiva, posti su un mobiletto lievemente ruotato per facilitare la lettura unitaria della composizione: una piccola scultura in acciaio raffigurante una barca con le vele dispiegate al vento, una piatta scultura-sogliola e una lucerna porta candele azzurre, dal tono vagamente shabby, con fianchi traforati da grandi ancore marine con cordame.

Posti su un mobiletto lievemente ruotato ecco una piccola scultura in acciaio raffigurante una barca con le vele dispiegate al vento, una piatta scultura-sogliola e una lucerna porta candele azzurre, dal tono vagamente shabby chic,
con fianchi traforati da grandi ancore marine con cordame

Stiamo muovendoci nuovamente su un parquet in listoni di rovere sbiancato, all’interno di uno spazio bianco, alto e stretto, con tetto in travi e assito ugualmente sbiancato, da cui parte la scala che conduce alla zona notte. Per stemperarne l’effetto, Sanna e la padrona di casa hanno pensato bene di collocare in mezzo alla parete un riequilibratore visivo, costituito da quello che sembra un vecchio asse di lavoro, dietro il quale si cela una luce che dà profondità alla parete di fondale mentre integra il flusso luminoso del tecnologico corpo sospeso al colmo del tetto. In realtà l’asse, scovata a Sesto Imolese, risulta vagamente misteriosa, quasi apotropaica, in quanto se ne ignora la funzione e le si attribuiscono molteplici interpretazioni semantiche. La sua forma allungata verso l’alto e la peculiarità della foratura omogenea da cui trapela la luce retrostante, insieme all’uso del legno a vista, lo trasformano purtuttavia in un elemento “necessario”, sui cui si catalizza l’attenzione dell’ospite. Ma non saremmo corretti nella descrizione di questo piccolo appartamento arredato con gusto, se non partissimo dagli eventi di forma che dall’ingresso ci accolgono in processione. Cominciamo dal piccolo tavolino, in ferro con piano in legno, sedie in ferro colore azzurro acqua marina. È drappeggiato da una stola, di colore coordinato, su cui è ospitato un nido a forma di cuore in legno con “uova” a doppia coppia di piccole coppe “azulejos” e bianche all’interno. Spostando lo sguardo alla parete che si sviluppa sotto la scala, osserviamo la partenza della cucina, omaggiata dalla presenza confortante di un granchio colore acqua marina su cornice in legno, mentre nei suoi pressi in fila indiana si allineano saliera e zuccheriera in porcellana. Reinterpretando con ironia il tema della casa al mare, ecco il disegno di Stefania Sanna unire la fragranza materica dell’abete spazzolato e quella del marmo Trani, i simpatici manici a forma di pesce agli “oblò” dei pensili, protetti da una rete metallica di derivazione agreste, mentre accanto al piano cottura ad induzione con bollitore, diligentemente prendono posto la teiera con tazze e la macchinetta del caffè. Salendo alla zona notte scopriamo nuovamente il gusto shabby per la materia âgé nella finitura dell’armadio, questa volta ottenuta dalla sovrapposizione di lamelle lignee incollate e verniciate di un tono bianco ad effetto gesso.

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