La «città fatale»

Gabriele D’Annunzio, Corrado Ricci e Ravenna (1901 e 1902). Prima parte

I. IL PRIMO VIAGGIO A RAVENNA (1901)

Gabriele D’Annunzio nella villa La Capponcina a Settignano (FI), in abito bianco e gardenia, foto di Mario Nunes Vais

Tutti conoscono il celebre verso «[…] glauca notte rutilante d’oro»,1 con cui Gabriele D’Annunzio ha “immortalato” – e un po’ “condannato” – Ravenna, «la più cara fra le città del silenzio»2 amate dal Vate. Forse assai di meno sono coloro che sanno che il poeta pescarese è stato due volte qui da noi, nel 1901 e nel 1902, sempre nel mese di maggio. Affermo questo, perché, in passato, soltanto uno studioso, Fausto Saporetti, reggente per diversi anni della Biblioteca Classense, sulle pagine della mitica rivista «Felix Ravenna»,3 ha raccontato estesamente, trascrivendole, le lettere del carteggio tra D’Annunzio e Corrado Ricci,4 riguardanti, appunto, quelle due pacifiche incursioni del poeta-bombardatore.5 Fa tuttora impressione quanto questo nostro illustre conterraneo – intendo il Ricci – sia stato al centro della scena culturale (e politica, in senso lato) dell’Italia del primo quarto del secolo scorso.
Il carteggio tra i due inizia nel 1885 e termina nel 1909. Nella prima lettera, in cui il D’Annunzio si rivolge al Ricci col termine «Caro Signore», chiedendogli di collaborare alla rinascita della rivista «Cronaca Bizantina», si fa anche il nome di un comune amico – che più avanti rinomineremo – di cui quest’anno si celebra il centenario della morte: Olindo Guerrini.6
Il motivo del primo viaggio ravennate era la raccolta di “fonti” per la stesura della tragedia in versi Francesca da Rimini (o meglio “da Ravenna”, come sarebbe d’ora in poi il caso di chiamarla);7 del secondo, invece, la volontà di ascoltare, dalla bacchetta del maestro Vittorio Maria Vanzo,8 l’esecuzione all’Alighieri del Tristano e Isotta, in occasione del cinquantenario dall’inaugurazione del teatro ravennate.9 Non è il caso di sottolineare l’evidente rapporto che lega la Francesca e il Tristano. D’Annunzio non viene solo in nessuna delle due visite: lo accompagna la sua Musa di allora – ma tante altre la precedettero e ne seguiranno –, Eleonora Duse.
Non sfugge alla stampa l’arrivo di tali personalità. Su «Il Ravennate Corriere di Romagna» del 24 maggio, infatti, in un trafiletto dal titolo Ospiti illustri, si legge: «Sabato scorso era Giosuè Carducci che si trovava nella nostra città accompagnato dal marchese Albicini, oggi sono Eleonora Duse e Gabriele D’Annunzio. Si dice che la grande attrice e l’autore del Silenzio di Ravenna10 siano alloggiati al Byron, ma essi conservano l’incognito».11
Il poeta lascia una prima, concreta traccia del suo passaggio il 23 maggio del 1901 nell’Albo dei visitatori della Tomba di Dante – Obesequientium inscripta nomina 1897-190512 –, non firmandosi col suo nome – per modestia di fronte all’«altissimo13 poeta»? – ma con uno dei suoi tanti celebri “motti”: «“Per non dormire” /14 23 maggio 1901».15 Una seconda, se dobbiamo prestar fede al Saporetti, il giorno dopo, nel “libro dei visitatori” della Biblioteca Classense, ancora una volta mascherandosi dietro uno pseudonimo: «Marco Fulgoso, Venezia».16
Se non m’inganno – le lettere del carteggio tra il D’Annunzio e il Ricci non sono tutte in sequenza cronologica, anche per mancanza, a volte, delle date (come avviene anche, del resto, per altri carteggi) – non esiste alcun tipo di corrispondenza col Ricci durante la prima visita ravennate del Vate. Invece, in data 1° giugno 1901, il poeta scrive da Settignano, nella famosa villa La Capponcina, dove egli risiedette e visse l’idillio con la Duse tra il 1898 e il 1910, la lettera più lunga tra quelle indirizzate all’allora Direttore della Regia Pinacoteca di Brera: «Carissimo Corrado, torno da Ravenna, febricitante [sic]. Ho presa la febbre, una sera, nella pianura dove fermenta il fieno.17 Tutto l’incanto della città fatale è dunque penetrato in me. Quante volte, nelle chiese, ti ho nominato, ringraziato, benedetto! Ho passato lunghe ore nel tuo San Vitale, che tu certo riuscirai a denudare interamente perché tutta l’armonia delle sue membra meravigliose ci sia rivelata.18 Avevo meco i tuoi libri,19 il tuo spirito. Ora eccomi qua. Il chinino mi libera dalla febbre; e sto per riprendere il lavoro. La tua raccolta polentana20 è custodita religiosamente. Oso domandarti ancora qualche libro di storia ravennate. Hai qualche monografia sul periodo polentano? Hai una Storia generale della Ravenna medievale? Puoi fornirmi qualche notizia intorno a Samaritana, sorella di Francesca? Nella tua bella prosa che illustra i restauri,21 trovo questa frase: “femmine fatali, come Francesca e Samaritana.”22 Parli della sorella di Francesca o dell’altra (1353) figlia di Ostasio? Illuminami, ti prego. E forniscimi tutti i documenti che hai raccolti. Tutto quel periodo è oscuro; e la tua sapienza può risparmiarmi molta fatica di ricerche. Attendo una risposta sollecita, della quale ti sarò infinitamente grato. Mi fu mostrata a Ravenna una piccola casa veneziana con due belle finestre bifore, e mi fu detto che è tua! Oh beato! Arrivederci. Ricordami alla signora Elisa. Ti abbraccio. Il tuo Gabriele d’Annunzio».23


Nella lettera, il D’Annunzio parla di Ravenna come «città fatale» (in tutti i sensi: fors’anche per via della febbre che il fieno gli procura), delle chiese, del San Vitale, che egli cita come se fosse un “figlio” del Ricci – «tuo», lo chiama –, e di cui sottoscrive, toto corde, l’operazione di “denudamento” che il Ricci stava compiendo. Inoltre, vi è un accenno a casa Stanghellini, in via Paolo Costa, residenza, anche se in affitto, dei Ricci.24 Ma l’argomento che trova più spazio nella lettera è la richiesta di chiarimenti sul periodo polentano, dal momento che l’idea fissa del poeta è, a questa data, la sua Francesca.25 La tragedia in versi sarà infatti, di lì a qualche mese, messa in scena, come detto, al teatro Costanzi di Roma. L’urgenza è tale, per il D’Annunzio, che, il 5 giugno, il poeta sollecita il Ricci con un telegramma: «Ricevesti mia lettera? Posso sperare le notizie che ti chiesi? Ave».26
La fortuna ha voluto che la risposta del Ricci sia fra le poche lettere conservate all’Archivio del Vittoriale. Il Ricci replica con una cartolina postale, datata Fabriano, 5 giugno [1901]: «Caro D’Annunzio Ho ricevuto la tua cara lettera, più cara perché mi parli di Ravenna. Non dubitare, io lotterò nei lavori fino a vedere quei magnifici monumenti in condizioni onorevoli. Appena tornato a Milano ti scriverò più a lungo. Intanto t’avviso che la miglior storia ravennate è quella latina di Girolamo Rossi che troverai facilmente.27 Pei tempi di Dante tu già conosci il mio Ultimo rifugio. 28 Pei Polentani la cosa meglio fatta resta sempre la genealogia compilata pel Litta (Famiglie celebri ecc.) dal Passerini. 29 La Samaritana fatale è la figlia d’Ostasio che rovinò (vedi caso!) l’altra famiglia “dantesca” degli Scaligeri di Verona. [Di traverso, sul margine di sinistra:] Ma ripeto, ti scriverò più a lungo. Intanto rispondo alla tua premura. Elisa, che è con me, ti saluta come il tuo Corrado Ricci».30
Ravenna è ancora al centro di una lettera, datata – come si evince dalla busta – 20 ottobre 1901, e spedita da Milano all’indirizzo ravennate del Ricci:31 «Carissimo Corrado, grazie della buona lettera. Vorrei venire a Ravenna subito, ma sono costretto a ripartire stasera per Firenze. Tutto il lavoro di preparazione è sopra di me;32 e i giorni fuggono. A Ravenna vidi gli affreschi giotteschi di cui mi parli.33 Ho qui le fotografie. Tu mi dicesti che avevi un piccolo pittore – costì – il quale avrebbe potuto riprodurre qualcuna di quelle figure. L’hai ancora? Potrebbe egli copiare la figura di donna dall’abito ornato d’ermellino? Non ho mai pensato a servirmi degli affreschi di Schifanoia per i costumi. La notizia è falsa. I documenti su l’epoca sono assai scarsi; ma credo di aver trovato qualche cosa di buono. La casa – che ora tu studii – è quella appartenente a una Confraternita? situata in vicinanza di Porta Sisi? Se è quella, l’ho visitata minutamente. Ma – per l’effetto scenico – ho dovuto molto arricchire la casa di Guido;34 il quale, del resto, doveva essere magnifico, se lottava contro i ricchissimi Traversari. Di molte cose ho da parlarti. Tornerò a Milano verso la fine del mese. Ti troverò? Porterò meco la raccolta “polentana”. Saluti devoti a Donna Elisa. Ti abbraccio. Il tuo Gabriele».35
E proprio alla preparazione del testo della tragedia fa riferimento un telegramma da Settignano del 26 ottobre 1901: «Pregoti spedirmi schizzi dei costumi perché tempo stringe».36
Un altro gruppo di lettere, invece, riguarda la messa in scena milanese della Francesca, tenutasi nelle serate del 10 e 11 marzo 190237 al Teatro Lirico. In esse, oltre a richiedere al Ricci materiali su Ravenna e a ringraziarlo per l’aiuto datogli con i suoi testi per la ricostruzione dell’ambiente polentano, nonché per i costumi di scena, si fa per tre volte cenno al dono di biglietti omaggio per le recite della Francesca: «Mio caro Corrado, potresti tu mandarmi per qualche ora quel tuo studio su Ravenna, che fu pubblicato nell’Emporio?38 Ne ho bisogno súbito, perché ho da riscontrare una notizia. Grazie infinite. Il tuo Gabriele d’Annunzio»; [sul fianco di sinistra, scritto di traverso:] «Mandami, se l’hai, anche la Guida»;39 «Carissimo Corrado, ti rimando i tuoi opuscoli, con molte grazie. E ti offro un esemplare della Francesca,40 rinnovando ancora le grazie per l’aiuto che volesti darmi così amicamente con i tuoi libri preziosi. Ricordami a Donna Elisa. Ave. Il tuo Gabriele d’Annunzio»;41

Eleonora Duse nei panni di Francesca nel I Atto della Francesca da Rimini tenutasi al teatro Costanzi di Roma il 9 dicembre 1901, Archivio Museo Teatrale alla Scala.

«Mio carissimo Corrado, grazie dei fraterni augurii. Non ho ancora trovato modo di venire a Brera. Sto lavorando. Giovedì avrò finito. Ti offro un palco per la rappresentazione di stasera, nel caso che ti piaccia di riudire la Francesca. Saluti alla signora Elisa cordiali. Ti stringo la mano. Il tuo Gabriele d’Annunzio»;42 «Domenica Mio caro Corrado, desidero molto di rivederti. Spero di poter venire domattina alla Pinacoteca. Oso offrirti – per la rappresentazione di domani sera – questo palco. I miei saluti alla signora Elisa. Ave. Il tuo Gabriele d’Annunzio»;43 «Caro Corrado, eccoti un biglietto per la rappresentazione di stasera. Basterà che tu lo presenti alla porta. Ti mando anche la Gloria.44 Ave. Il tuo Gabriele d’Annunzio». 45 Altri tre documenti, infine, concernono i mancati appuntamenti tra il D’Annunzio e il Ricci – per il poco tempo a disposizione o per acciacchi fisici di entrambi. 46

 

Note

Desidero ringraziare Claudia Giuliani, Direttrice dell’Istituzione Biblioteca Classense, Floriana Amicucci, Paola Andrini, Fausto Fiasconaro, Claudia Foschini, Barbara Gentile, Benedetto Gugliotta e Daniela Poggiali, personale dell’Istituzione, per i loro preziosi chiarimenti, nonché i distributori Luigi Dal Re e Chiara Pizzuto, per avermi facilitato nella consultazione dei tanti volumi e articoli compulsati per quest’articolo; inoltre Alessandro Tonacci e Roberta Valbusa degli Archivi del Vittoriale, per la gentilezza dimostratami nell’avermi fatto pervenire in tempi rapidissimi le scansioni del carteggio di Corrado Ricci e per alcune indispensabili indicazioni iconografiche. Infine sono molto grato alla Conservatrice del Mar – Museo d’Arte della Città di Ravenna, Alberta Fabbri, per avermi concesso a titolo gratuito la pubblicazione del ritratto del Ricci eseguito da Vittorio Guaccimanni.
1. Le città del silenzio. Ferrara, Pisa, Ravenna, in Laudi del cielo del mare della terra degli eroi, Vol. II: Libro secondo, Elettra; Libro terzo, Alcione, Delle Laudi Libro Terzo, Alcione, Delle Laudi Libro Secondo, Elettra, Milano, Fratelli Treves Editori, MCMIV [ma 1903], pp. 134-137: 136.
2. Lettera a un’attrice che riportò in scena, all’Alighieri, La fiaccola sotto il moggio. Cfr. Fausto Saporetti, Gabriele D’Annunzio e Corrado Ricci. (Ravenna e la preparazione della Francesca), in “Felix Ravenna”, Fascicoli 2-3, (XLVII-XLVIII), 1938, pp. 57-74: 74.
3. Vedi nota 2. L’articolo del Saporetti è stato riedito in “Annali Romagna 2015”, supplemento al n. 79 di «Libro aperto», XXXVI (XXI), pp. 189-193, con una nota biografica di Daniele Bulgarelli (ibid. p. 189).
4. Ravenna, Istituzione Biblioteca Classense, Carteggio Ricci, Corrispondenti, vol. LIV, nn. 10422-10443. Sul rapporto tra il D’Annunzio e il Ricci, si veda anche Francesca da Rimini, in Note e notizie sui testi, in Gabriele d’Annunzio, Tragedie, sogni e misteri, a cura di Annamaria Andreoli, con la collaborazione di Giorgio Zanetti, Tomo primo, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2013, pp. 1177-1226: 1179-1182. Nel testo si riportano notizie dall’articolo di Saporetti, ma senza citarlo.
5. «Bombardatore temerario delle Bocche di Cattaro e […] risvegliatore notturno del Leone», come sta scritto in un riquadro a fondo rosso, con al centro la testa dorata di Minerva, sotto il dipinto di Pietro Marussig raffigurante il leone della Vittoria, nel Cenacolo del Vittoriale.
6. «Ecciti Olindo Guerrini a scrivere per me almeno una volta al mese e a non mancare per il primo numero», Ravenna, Istituzione Biblioteca Classense, Carteggio Ricci, Corrispondenti, vol. LIV, n. 10422, del 23 ottobre 1885. Il nome di Guerrini ritorna anche nella cartolina postale n. 10423 del 1° novembre 1885, nella lettera n. 10424 del 22 novembre 1885 e, infine, nella lettera n. 10426 del 19 gennaio 1886.
7. La tragedia in versi Francesca da Rimini, composta tra il luglio e il settembre 1901 nella villa viareggina del Secco, uscì per i tipi milanesi dei Fratelli Treves il 20 marzo 1902, in un’edizione decorata da Adolfo De Carolis. La prima rappresentazione teatrale della tragedia si tenne invece qualche mese prima, il 9 dicembre 1901 al teatro Costanzi di Roma. Fra gl’interpreti principali oltre Eleonora Duse nel ruolo di Francesca, Gustavo Salvini (Paolo Malatesta), Carlo Rosaspina (Gianciotto Malatesta), Emilia Varini (Malatestino) e Ciro Galvani (Ostasio), intermezzi musicali del maestro Antonio Scontrino, manifesti e locandine di Adolfo De Carolis. Cfr. Gabriele D’Annunzio, Lettere ai Treves, a cura di Gianni Oliva, con la collaborazione di Katia Berardi e Barbara Di Serio, Milano, Garzanti, 1999, p. 231, nota 1. Notizie gustose sulle opinioni della Duse nei confronti di Rosaspina e Galvani – «Quel povero cane di Rosaspina» e «quel stonato Galvani» – si trovano nelle lettere scritte al D’Annunzio da Boston del 30-31 ottobre 1902. Cfr. Eleonora Duse, Gabriele D’Annunzio, Come il mare io ti parlo. Lettere 1894-1923, A cura di Franca Minnucci, Edizione diretta da Annamaria Andreoli, Milano, Saggi Bompiani/RCS Libri S.p.a., 2014, pp. 803-807 [lettera n. 318]. La Francesca da Rimini sarà recitata al Teatro Mariani di Ravenna il 17 e il 19 maggio del 1904, in occasione dell’Esposizione Regionale Romagnola. Cfr. “Il Ravennate Corriere di Romagna”, XLII, n. 109, Mercoledì 11 Maggio 1904, [p. 3].
8. Vittorio Maria Vanzo (Padova, 1862-Milano, 1945), fu pianista, concertista, direttore d’orchestra, compositore e insegnante di canto. Celebre soprattutto come interprete wagneriano di cui diresse la prima italiana de La Valkiria (Teatro alla Scala, 1891), fu direttore d’orchestra del cinquantenario della stagione concertistica dell’Alighieri. Cfr. F. Saporetti, Gabriele D’Annunzio e Corrado Ricci…, cit., 57.
9. Inaugurato la sera del 15 maggio 1852 con Roberto il Diavolo del Meyerbeer, Medea del Pacini e Lucia di Lammermoor del Donizetti (cfr. Un po’ di storia, in “Il Ravennate Corriere di Romagna”, XL, n. 81, Sabato 26 Aprile 1902, [p. 2]).
10. La “poesia su Ravenna”, appartenente al trittico con Ferrara e Pisa, comparve per la prima volta nella “Nuova Antologia di scienze, lettere ed arti”, Quarta serie, Volume Ottantaquattresimo, Della raccolta Volume CLXVIII, Fascicolo 670, 16 novembre 1899, col titolo, appunto, de Il silenzio di Ravenna (e, ugualmente: Il silenzio di Ferrara e Il silenzio di Pisa), all’interno di Laudi del Cielo del Mare della Terra e degli Eroi, pp. 193-212: 206-207. Cfr. Gabriele d’Annunzio, Versi d’amore e di gloria, edizione diretta da Luciano Anceschi, a cura di Annamaria Andreoli e Niva Lorenzini, Milano, Arnoldo Mondadori, 1984, [vol.] I, Note, pp. 1098-1105: 1098. Cfr. anche Lucia Principi, Teresa Palumbo, Gabriele d’Annunzio, Le Città del silenzio, in http://docenti. unimc.it /laura.melosi/teaching/2015/14635/files/citta-del-silenzio.
11. “Il Ravennate Corriere di Romagna”, XXXIX, n. 118, Venerdì 24 Maggio 1901, [p. 3].
12. Frontespizio: «Onorate l’altissimo poeta». L’albo è conservato presso l’Istituzione Biblioteca Classense.
13. Il gioco del destino li aveva invece voluti, entrambi, piccoli di statura.
14. Prima della data, il poeta ha tracciato una piccola croce con quattro raggi nei quattro quadranti, suo segno caratteristico più volte utilizzato.
15. Cfr. F. Saporetti, Gabriele D’Annunzio e Corrado Ricci…, cit., p. 67.
16. Cfr. ibid., pp. 66-67. Di tale registro, purtroppo, non c’è riscontro presso la Biblioteca.
17. C’è già, in nuce, come riconosce il Saporetti (ibid., p. 67), un verso del “sonetto di Guidarello”: «Gravida di potenze è la tua sera, / tragica d’ombre, accesa dal fermento / dei fieni, taciturna e balenante», Le città del silenzio. Ravenna, in Laudi del cielo del mare della terra e degli eroi…, Delle Laudi Libro Secondo. Elettra, cit., pp. 170-172: 172.
18. Il D’Annunzio fu uno dei primi ad aderire al cosiddetto «Concordato artistico internazionale» per eliminare dalla cupola del San Vitale le pitture barocche. Cfr. F. Saporetti, Gabriele D’Annunzio e Corrado Ricci…, cit., p. 67, ma soprattutto: Anna Maria Iannucci, La lunga vicenda dei restauri in San Vitale fra cantiere e carteggio. Tre questioni particolari, in La basilica di San Vitale a Ravenna, a cura di / edited by Patrizia Angiolini Martinelli, scritti di / text by Patrizia Angiolini Martinelli et alii, fotografie di / photographs by Paolo Rubino, Modena, Franco Cosimo Panini, 1997, pp. 69-89: 80-87 e Antonella Ranaldi, Paola Novara, Addenda al «Concordato artistico» di Corrado Ricci, in “Ravenna studi e ricerche”, XVIII-XIX, 1/2 (2011-2012), pp. 191-196. Gli scritti del Ricci sul San Vitale sono ora raccolti in Corrado Ricci e il San Vitale di Ravenna. Antologia di scritti, a cura di Paola Novara, Ravenna, Libreria Antiquaria Tonini, 2008.
19. Possiamo solo ipotizzare, tra questi: Il palazzo di Guido Novello da Polenta in Ravenna, Bologna, Tipografia Fava e Garagnani, 1887 e 18892 [Nozze Ricci-Bellenghi]; Francesca, in “Flegrea. Rivista di lettere, scienze ed arti”, I, 1899, vol. II, n. 4, giugno 1899, pp. 285-306; Francesca da Rimini e i Polentani nei monumenti e nell’arte, in “Emporium. Rivista mensile illustrata d’arte, letteratura, scienze e varietà”, Vol. XIV, n. 84, dicembre 1901, pp. 445-467.
20. Vedi nota precedente.
21. Si tratta del lungo articolo dal titolo Città monumentale: Ravenna. Carattere della sua storia e de’ suoi monumenti, apparso in “Emporium”, Vol. VIII, n. 48, dicembre 1898, pp. 469-496 (e, come estratto, col titolo: Ravenna e i lavori fatti dalla Sovrintendenza dei monumenti nel 1898, Bergamo, Istituto Italiano d’Arti Grafiche, 1899), divenuto poi il volume su Ravenna edito sempre dall’Istituto Italiano d’Arti Grafiche nel 1900. Cfr. F. Saporetti, Gabriele D’Annunzio e Corrado Ricci…, cit., p. 68.
22. Città monumentale: Ravenna…, cit., p. 481.
23. Ravenna, Istituzione Biblioteca Classense, Carteggio Ricci, Corrispondenti, vol. LIV, n. 10435. La lettera era originariamente indirizzata «a Corrado Ricci Pinacoteca di Brera Milano», reindirizzata, però, al nuovo indirizzo di «Fabriano (Marche)».
24. Si tratta, naturalmente, di casa Stanghellini, in via Paolo Costa. Cfr. F. Saporetti, Gabriele D’Annunzio e Corrado Ricci…, cit., p. 67.
25. Un telegramma del 19 ottobre 1901, spedito dall’Hotel Cavour di Milano, luogo che il poeta sceglie ogni volta che va nel capoluogo lombardo, tra l’altro annuncia: «sono qui per francesca». Cfr. Ravenna, Istituzione Biblioteca Classense, Carteggio Ricci, Corrispondenti, vol. LIV, n. 10428.
26. Ibid., n. 10441, spedito da Milano a Fabriano, dove il Ricci, in quel momento, si trovava. Cfr., supra, nota 23.
27. Hieronymi Rubei Historiarum Rauennatum libri. Decem, Hac altera editione libro vndecimo aucti, & multiplici, insignisq. antiquitatis historia amplissimè locupletati. Cum indice locupletissimo, Venetiis, ex typographia Guerræa, MDLXXXIX.
28. Corrado Ricci, L’ultimo rifugio di Dante Alighieri, Milano, Ulrico Hoepli, 1891.
29. [Luigi Passerini], 143.1 Da Polenta signori di Ravenna. Famiglia estinta intorno al 1447, Milano, Tip. Giulio Ferrario, 1861 [fa parte di: Pompeo Litta, Famiglie celebri italiane].
30. Indirizzata «A Gabriele D’Annunzio Firenze per Settignano». Nella cartellina “Archivi del Vittoriale”, con il motto: «immotvs nec iners», a nome «Ricci Corrado», sono conservati, con catalogazione XXVIII.3: un biglietto da visita del Ricci («dott. Corrado Ricci / Direttore Generale per le Antichità e Belle Arti / Roma», la cartolina postale, e un telegramma da Roma indirizzato a «Gabriele D’Annunzio Teatro Chatelet Paris» del 13 giugno 1913 riportante il testo: «Rallegromi cordialmente = Corrado Ricci =».
31. La lettera è semplicemente indirizzata: «Al prof. Corrado Ricci: Ravenna», per dire quanto il Ricci era conosciuto. Segue di un giorno il telegramma citato, supra, alla nota 25.
32. S’intende, della prima al Costanzi.
33. Con tutta probabilità quelli di Santa Maria in Porto Fuori, all’epoca ancora quasi perfettamente conservati. Cfr. F. Saporetti, Gabriele D’Annunzio e Corrado Ricci…, cit., p. 68.
34. Si tratta della casa di Guido Minore da Polenta, passata nel XV secolo ai Monaci di Santa Maria in Porto presso Porta Ursicina/Porta Sisi. Cfr. ibid.
35. Ravenna, Istituzione Biblioteca Classense, Carteggio Ricci, Corrispondenti, vol. LIV, n. 10434.
36. Ibid., [telegramma] n. 10431.
37. Il cast delle due serate si può leggere in http://memoria-attori.amati.fupress.net/S050?identificativo=390&contesto=5&idcollegato=72661 [data di ultima visualizzazione: 31 ottobre 2016].
38. Si tratta, sempre, di Città monumentale: Ravenna…, cit.
39. Ravenna, Istituzione Biblioteca Classense, Carteggio Ricci, Corrispondenti, vol. LIV, n. 10443. Il D’Annunzio si riferisce alla celebre Guida di Ravenna del Ricci, la cui prima versione comparve nel 1878 col titolo Ravenna e i suoi dintorni, per i tipi ravennati di Antonio e Gio. David Editori. L’edizione cui fa probabile riferimento il poeta è la terza, rifatta, pubblicata dalla Ditta Nicola Zanichelli nel 1900.
40. Si tratta della splendida copia con copertina in pergamena, ornata da Adolfo De Carolis, amico del D’Annunzio, conservata nella III Sala Ricci 5.9.33 della Classense, dal titolo: Francesca da Rimini. Tragedia di Gabriele d’Annvnzio rappresentata in Roma nell’anno MCMI A DI IX del mese di decembre impressa in Milano per i Fratelli Treves nell’anno MCMII a di XX del mese di Marzo [Gabriel Nvncivs finxit; Adolphvs De Karolis ornavit; Ioseph Treves accvratissime impressit; A.D. MCMII], con dedica: «a Corrado Ricci – che conobbe Francesca su la marina dove il Po discende – Gabriele d’Annunzio Calen d’aprile, 1902». Il volume, dunque, uscì appena una settimana dopo le recite milanesi. Un’identica copia fu donata dal D’Annunzio alla Classense (segnatura: 81.9.C2), con la celebre dedica: «Alla sacra Ravenna – alla terra di Francesca, ove son custodite le Ossa di Dante – Gabriele d’Annunzio Calen d’aprile MCMII».
41. Ravenna, Istituzione Biblioteca Classense, Carteggio Ricci, Corrispondenti, vol. LIV, n. 10432, senza data.
42. Ibid., n. 10433, senza data.
43. Ibid., n. 10437, senza data.
44. Si tratta, naturalmente, dell’opera La Gloria. Tragedia, Milano, Fratelli Treves Editori, 1899.
45. Ravenna, Istituzione Biblioteca Classense, Carteggio Ricci, Corrispondenti, vol. LIV, n. 10438.
46. Ibid., n. 10436, senza data [solo, in alto, «Giovedì» e timbro postale sulla busta illeggibile, a parte il giorno: 26]: «Giovedì Mio carissimo Corrado, desidero molto di rivederti. Seppi che tu eri venuto a chiedere notizie dell’infermo, e te ne fui grato. Oggi non sarò libero se non fino alle 2 e ½. Se puoi, vieni presto. Altrimenti potresti domattina per colazione qui con me, tra mezzogiorno e il tocco. Telefona. A rivederci. Il tuo Gabriele d’Annunzio»; ibid., n. 10439 [biglietto da visita]: «Mio caro Corrado, sono stato poco bene in questi due giorni e parto stasera col rammarico di non averti veduto ancora una volta come desideravo. Tornerò presto. Ti scriverò da Settignano, dalla casa solitaria dove troverò un’ombra di più. Ricordami alla signora Elisa. Ti abbraccio fraternamente. Ave. Il tuo Gabriele»; ibid., n. 10440, senza data [solo «Hôtel Cavour, sabato»]: «Carissimo Corrado, volevo venire a vederti, in queste poche ore di sosta in Milano, ma so – con molto rammarico – che sei malato e temo di disturbarti. Sono andato a chiedere notizie di te alla signora Elisa, ma non ho avuto la fortuna di trovarla in casa. La dolce notizia mi giunse per caso ier l’altro, a Settignano. Me ne rallegro per la buona amica, cui sono devoto da tanto tempo, e per te che amo ed ammiro sinceramente nel tuo acuto intelletto e nel tuo animo leale. A rivederci. Gabriele d’Annunzio». Il D’Annunzio si riferisce alla notizia del matrimonio tra Corrado Ricci ed Elisa Guastalla, celebrato il 14 marzo 1900.