«Tempi della morte della paziente non compatibili con un’iniezione di potassio»

Le motivazioni con cui l’appello ha assolto la 44enne ex infermiera Daniela Poggiali dall’accusa di omicidio dopo l’ergastolo

Un verosimile scompenso glicemico può essere la causa della morte di Rosa Calderoni di Russi, l’8 aprile 2014 mentre era ricoverata in ospedale a Lugo: i tempi della morte della paziente 78enne sono troppo lunghi per essere compatibili con una iniezione letale di potassio. Secondo quanto si legge sul sito dell’agenzia Ansa e sulle pagine de Il Resto del Carlino, queste sono alcune delle motivazioni prese in considerazione dalla Corte d’assise d’appello per assolvere a luglio la 44enne Daniela Poggiali, ex infermiera dell’Umberto I che a marzo 2016 era stata condannata in primo grado all’ergastolo per omicidio dell’anziana.

Un passaggio delle settanta pagine di motivazioni critica le indagini interne fatte dal personale ospedaliero, che vengono definite “fai da te”, per il recupero dal contenitore dei rifiuti ospedalieri del deflussore all’interno del quale era stata trova un’alta concentrazione di potassio ed era stato attribuito a Calderoni.

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Tutto questo e altro fa sì che per i giudici di Bologna l’innocenza sia l’ipotesi più aderente ai fatti accertati.

Nelle motivazioni non mancano però parole pesanti per l’imputata: «Una persona per certi versi disturbata, capace di condotte riprovevoli e di mentire».

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