Rissa al pronto soccorso, l’opposizione: «La giunta cosa fa per la sicurezza?»

Lega Nord e Forza Italia presentano interrogazioni al sindaco dopo il caos che ha coinvolto una dozzina di persona nei locali dell’ospedale

Il far west andato in scena ieri sera, 10 gennaio, nella sala d’attesa del pronto soccorso di Ravenna con una lite che coinvolto in varia maniera un gruppo di circa una dozzina di persone diventa argomento di dibattito politico. Lega Nord e Forza Italia colgono la palla al balzo per rivolgersi all’amministrazione comunale e chiedere quali azioni siano in campo per evitare il verificarsi di questi episodi e se i protagonisti del caso specifico avessero in passato beneficiato di agevolazioni o sostegni dal Comune.

«La rissa e la violenza a cui hanno assistito pazienti ed operatori nelle stanze dell’ospedale Santa Maria delle Croci purtroppo è lo specchio della città, una città che sta vedendo una escalation di furti e violenze – dice Samantha Gardin, capogruppo del Carroccio in consiglio comunale –. Sono mesi che l’amministrazione e il sindaco negano che ci sia un problema sicurezza, un problema che nasce anche dalle stesse scelte politiche fatte dal Pd locale, con buonismo e lassismo». Gardin ha presentato un’interrogazione al sindaco con Massimiliano Alberghini, ex candidato sindaco del centrodestra sostenuto dalla Lega, «per chiarie in primis se queste persone sono residenti a Ravenna, e se sono persone già note alle forze dell’ordine e, se residenti a Ravenna, se si stia pensando ad un allontanamento dal Comune e se già la prefettura ha preso iniziative nei confronti delle 12 persone fermate».

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Stessa posizione espressa dal segretario della Lega Nord Romagna, Jacopo Morrone: «È indiscutibile e improrogabile l’urgenza che il sindaco di Ravenna scenda in campo per affrontare l’emergenza sicurezza. Come? Attuando azioni per migliorare la vivibilità del territorio, eliminando le situazioni di degrado diffuse nelle città, i bivacchi, lo spaccio, l’ubriachezza molesta, l’accattonaggio, l’occupazione di parchi, giardini pubblici e di strutture pubbliche da parte di balordi che infastidiscono e impauriscono gli abitanti e che rappresentano un vero e proprio problema di sopravvivenza e convivenza cittadina. Perché è evidente che a monte di questo disastro sono mancati interventi preventivi di garanzia dell’ordine pubblico anche da parte di questa Amministrazione».

Alberto Ancarani, consigliere comunale forzista, chiede al sindaco se i protagonisti dell’episodio ricevano o meno sovvenzioni dal Comune di Ravenna, siano protetti da qualche tutela giuridica e se siano eventualmente titolari di concessione di alloggio Acer; se abbiano la responsabilità genitoriale su minori e se il servizio sociale del Comune abbia fatto le opportune segnalazioni per un’eventuale protezione degli stessi dai loro genitori; se in caso affermativo siano allo studio o in preparazione gli strumenti utili a rendere queste persone inoffensive per la comunità ravennate.

«L’ennesimo folcloristico biglietto da visita per Ravenna – commenta Desideria Raggi, responsabile provinciale di Forza Nuova Ravenna – l’ennesima dimostrazione di come la sicurezza nella capitale bizantina sia totalmente inesistente; degrado, microcriminalità, furti, rapine, aggressioni: questo l’elenco stilato ogni giorno dai quotidiani locali come un vero e proprio bollettino di guerra, tutto dettato dalla solita politica dell’accoglienza, della solidarietà ed integrazione totalmente fallimentare, attuata ad uso esclusivo per chi ci ha visto un enorme business. Ieri sera l’apice di violenza inaudita tra famiglie rivali ha mandato in frantumi il senso di velata sicurezza che poteva infondere un luogo come quello dell’ospedale. L’unica cosa che vien da dire? Grazie al cielo nessuno degli ignari cittadini e degli operatori sanitari è rimasto coinvolto. Chi ci amministra dovrebbe essere seriamente preoccupato ma sembra che nulla interessi: l’unico reale problema che non fa chiudere occhio nè a De Pescale tantomeno la sua combriccola è l’ondata nera che imperversa in Romagna tanto da perder tempo a redigere un’interpellanza comunale, inserirla come ordine del giorno e magari riuscire pure ad emettere che tenteranno di fermare a suon di ridicole ed anticostituzionali».

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