Altre 4 auto come quella di Cagnoni, per l’accusa solo la sua davanti alla villa

Ventiduesima udienza / Accertamenti della procura al Pra. In provincia i Chrysler Voyager dello stesso colore sono 5: una si vede in via Padre Genocchi il giorno dopo l’omicidio (17 settembre 2016) e gli altri quattro proprietari hanno escluso di trovarsi in quella zona in quel momento. Alla vigilia del 53esimo compleanno dell’imputato per l’omicidio della moglie Giulia Ballestri, la difesa porta davanti alla corte d’assise i conoscenti storici e tutti li ricordano affiatati e in sintonia nelle uscite

Le verifiche degli inquirenti al pubblico registro automobilistico (Pra) aggiungono un tassello all’ipotesi della procura secondo cui Matteo Cagnoni sarebbe tornato sulla scena del delitto il giorno dopo aver ucciso la moglie Giulia Ballestri, forse per completare il tentativo di ripulire la casa di via Padre Genocchi a Ravenna dove la donna è stata uccisa. L’imputato nella sua deposizione aveva respinto questa accusa: il pomeriggio del 17 settembre 2016 lui era a dormire sul divano a casa di una zia a Firenze. Il nuovo elemento a favore dell’accusa è emerso in coda alla ventiduesima udienza del processo celebrata oggi, 13 aprile, davanti alla corte d’assise.

In provincia di Ravenna risultano immatricolati in tutto cinque Chrysler Voyager di una particolare tonalità di nero: le telecamere della guardia di finanza nella via dell’abitazione disabitata in cui è stata uccisa e trovata la 39enne mostrano il transito di uno di quelli nel pomeriggio del giorno seguente all’omicidio e precedente al ritrovamento del cadavere ma gli altri quattro proprietari hanno smentito di trovarsi in quella zona in quel momento. Gli accertamenti della polizia giudiziaria hanno preso spunto dalle domande rivolte dal presidente della corte Corrado Schiaretti alla fine della deposizione di Cagnoni il 26 marzo. Interrogato proprio questo punto, l’imputato aveva risposto che non è l’unico ad essere proprietario di quel veicolo. Per dire che quello in transito è davvero il Voyager di Cagnoni, la procura fa riferimento anche a un dettaglio cromatico: sul parabrezza si nota un riquadro bianco che sarebbe un foglio presente sul cruscotto quando la polizia sequestrò l’auto.

Nell’udienza odierna il pubblico ministero Cristina D’Aniello ha depositato anche elementi raccolti dopo la deposizione della settimana scorsa di un amico di Cagnoni. In buona sostanza merge che tra le 13.58 e le 16.17 del 16 settembre 2016 (il giorno dell’omicidio) Cagnoni mandò un messaggio a un amico per rinviare una cena da fare il giorno seguente dicendo che stavano venendo i suoi genitori a Ravenna. Però il telepass della sua vettura dice che alle 14.01 è entrato in autostrada al casello di Lugo e alle 15.11 è uscito a Barberino del Mugello per arrivare a casa dei genitori alle 16.06 (come mostrato dalle telecamere). Perché il dermatologo racconta all’amico che i genitori stanno andando a Ravenna e invece è lui che sta andando a Firenze? Viaggio che lo stesso Cagnoni in aula ha detto di aver deciso di fare già il mercoledì.

L’udienza odierna, nella vigilia del 53esimo compleanno di Cagnoni, è stata soprattutto una sfilata di testi chiamati dalla difesa a fornire un profilo del dermatologo al limite dell’agiografico. Generoso, affettuoso, gentile, disponibile: sono questi gli aggettivi che ricorrono più spesso nelle deposizioni dei dodici amici. Davanti ai giudici una sfilata di esponenti dei salotti ravennati e non solo: medici e professionisti che conoscono l’imputato dai tempi dell’università, che erano tra gli invitati del matrimonio di Giulia e Matteo, che hanno frequentato la coppia in vacanza al mare a Marina Romea, al pranzo nella villa in Toscana, sulle piste da sci. Incontri con frequenze saltuarie, in alcuni casi con intervalli anche di settimane o mesi. E da tutti è uscito lo stesso dipinto, opposto a quello invece emerso da alcune delle testimonianze di chi è stato finora chiamato dall’accusa (pm Cristina D’Aniello): non oppressivo, non ossessivo, non manipolatore. Insomma la difesa (avvocati Giovanni Trombini e Francesco D’Alaiti) prova a ricostruire l’immagine dell’uomo che voleva a tutti i costi mantenere il totale controllo sulla coniuge.

L’accusa prova però a mettere in mostra la possibilità che l’immagine data all’esterno dalla coppia non corrispondesse alla realtà vissuta tra le mura domestiche. Ad esempio tra Ferragosto e il 20 agosto del 2016 si svolse un pranzo a casa di amici a San Sepolcro. La coppia di padroni di casa in aula, uno dopo l’altro, ha raccontato che Giulia era sembrata serena e come sempre legata a Matteo. Eppure in quei giorni lei scriveva in chat all’amante tutto il suo fastidio nei confronti del marito con parole dure e crude.

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