Processo Cagnoni, sul bastone e sotto le unghie della vittima altro dna maschile

Sesta udienza / La difesa del dermatologo fa emergere la circostanza durante il contro interrogatorio di un poliziotto. Ma nella cantina del massacro sul sangue di Giulia Ballestri due impronte attribuite all’imputato. Che chiamò il suo avvocato nel cuore della notte prima di sapere del ritrovamento del cadavere. Dibattimento sospeso quando l’uomo è caduto dalla sedia per un mancamento durante la visione delle immagini della scena del crimine

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Ravenna 10/10/2017. FEMMINICIDIO GIULIA BALLESTRI. Iniziato Il Processo Che Vede Imputato Matteo Cagnoni Accusato Dell’ Omicidio Della Moflie Giuglia Ballestri.

Matteo Cagnoni accompagnato dalla polizia penitenziaria nell’aula della corte d’assise

C’è il dna di due uomini sul bastone di legno, un pezzo di ramo di pino domestico di 55 cm di lunghezza e 6 cm di diametro, con cui il killer avrebbe iniziato l’aggressione a Giulia Ballestri (come dimostra il ritrovamento di tracce del suo sangue e di suoi capelli): uno appartiene al marito Matteo Cagnoni, imputato per l’omicidio della donna, e l’altro è ignoto. Anche sotto le unghie della 39enne c’è un dna maschile che non corrisponde a quello del dermatologo arrestato tre giorni dopo l’omicidio del 16 settembre 2016. Sono gli elementi fatti emergere dalla difesa nel corso del contro interrogatorio del sostituto commissario di polizia Stefano Bandini, il quinto teste dell’accusa ascoltato in aula oggi 24 novembre nel corso della sesta udienza del processo iniziato il 10 ottobre scorso. L’avvocato Giovanni Trombini ha provato a scalfire il castello accusatorio nel tentativo di dimostrare che l’assassino di Giulia non è il marito. Del resto l’ha anche detto apertamente davanti alla corte d’assise (presidente Corrado Schiaretti, a latere Andrea Galanti): «Sono convinto che nessuno presente in quest’aula fosse nella villa di via Padre Genocchi quel giorno».

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Il salone al piano rialzato della villa dei Cagnoni in via Padre Genocchi dove si è consumata l’aggressione a Giulia Ballestri. La foto fa parte di un servizio fotografico pubblicato sul numero di aprile 2008 della rivista di architettura Trova Casa

LE IMPRONTE
Non la pensa così la pubblica accusa (pm Cristina D’Aniello). Che si rifà al lavoro della polizia scientifica per mettere agli atti l’attribuzione a Cagnoni di due impronte dei palmi delle mani nel sangue della vittima sul luogo del delitto: una sulla parete vicino allo spigolo contro cui l’assassino avrebbe fatto sbattere ripetutamente il volto della donna e l’altra su un vecchio frigorifero nella cantinetta della villa di via Padre Genocchi dove è stato ritrovato il cadavere.

DI CHI E’ IL DNA?
Ma allora a chi appartengono quelle tracce di dna repertate? Sollevare il dubbio era lo scopo della difesa. Quelle sul bastone non si può escludere che siano di chi ha tagliato il ramo: l’ipotesi della procura è infatti che il legno provenga dall’abbattimento di alberi nel giardino della casa dei coniugi a Marina Romea compiuto ad aprile 2016 da una ditta incaricata. E quelle sotto le unghie non si potrebbero considerare come la conseguenza dei tentativi di difesa dall’assalto perché sulle braccia della donna si notano soprattutto segni di difesa passiva, lividi ed escoriazioni rimediati da chi chiude gli arti sul volto in cerca di riparo.

LA SCENA DEL CRIMINE
Circostanza che ha potuto notare chiunque fosse in aula: sul maxi schermo è stato proiettato il filmato del primo sopralluogo della polizia scientifica, avvenuto nelle prime ore del 19 settembre. Il fascio delle torce illumina gli ambienti (nella villa c’è illuminazione solo nel piccolo ingresso e in una cantinetta). Immagini crude, violente, spietate. L’entrata degli investigatori che aprono la serratura chiusa a chiave e digitano il codice per staccare l’allarme. Sul ballatoio al primo piano si notano schizzi e gocce di sangue sul pavimento in legno e sui quadri: li sarebbe partita l’aggressione mentre guardavano proprio i dipinti. I gradini delle scale, quella di legno nel salone e quella di granito nel seminterrato, ripuliti alla meno peggio come mostrano gli aloni: ma non è bastato a eliminare tracce di sangue. Che diventano davvero massicce nello scantinato dove il massacro si è concluso lasciando uno scenario di «violenza inaudita» – è il commento del medico legale catturato dall’audio del filmato mentre svolge l’ispezione cadaverica – e dove è rimasto il corpo con addosso solo il reggiseno slacciato. Per questo il pubblico ministero aveva chiesto di procedere a porte chiuse. La difesa e l’avvocato Giovanni Scudellari che tutela i familiari si sono in buona sostanza rimessi al volere della corte. Rilevato che non ci fossero gli estremi giuridici per chiudere le porte, la visione del filmato è continuata anche se qualcuno del pubblico – in aula circa duecento persone – ha preferito uscire raccogliendo il suggerimento del presidente della corte. Sui volti di chi è rimasto si specchiava la crudeltà dell’omicidio. Mezz’ora dopo la visione di quella scena l’imputato, che teneva un fazzoletto sulla bocca da qualche minuto, è stramazzato al suolo cadendo rumorosamente dalla sedia, accompagnato dal commento carico di rabbia del fratello della vittima e il brusio del pubblico che giudicava il tutto come una sceneggiata. Udienza interrotta per consentire che l’uomo potesse riprendersi: Cagnoni è poi tornato in aula mangiando qualcosa e senza cravatta, indossata nuovamente nel pomeriggio.

LE TIMBERLAND SUL TERMOSIFONE
Nella villa dei genitori di Cagnoni a Firenze la polizia ha sequestrato un paio di scarpe marca Timberland trovate su un termosifone ancora umide dopo un lavaggio completo. Secondo la procura il disegno della suola è compatibile con le orme trovate nella casa. La difesa ricorda che la scientifica ha rilevato tracce di terra sotto la suola e nessuna traccia di sangue sulla pedaliera della Mercedes di Cagnoni.

Ravenna 10/10/2017. FEMMINICIDIO GIULIA BALLESTRI. Iniziato Il Processo Che Vede Imputato Matteo Cagnoni Accusato Dell’ Omicidio Della Moflie Giuglia Ballestri.

L’avvocato Giovanni Trombini, difensore di Matteo Cagnoni

LE TELEFONATE ALL’AVVOCATO
La parte conclusiva dell’esame del teste avvenuto nelle prime ore della mattinata – a conclusione di un interrogatorio che andava avanti da due udienze – ha portato a conoscenza dei giurati una circostanza importante. Nel cuore della notte tra la domenica e il lunedì, circa mezz’ora prima che la polizia trovasse il cadavere, Cagnoni fa due telefonate a un penalista di Bologna, l’avvocato Trombini poi diventato il suo legale di fiducia. Così in sintesi i fatti di quelle ore: Cagnoni è a Firenze a casa dei genitori dal venerdì, domenica viene a sapere dai suoceri che a Ravenna non si trova la consorte e sono state attivate le ricerche con le autorità, alle 23.37 richiama un agente della polizia di Ravenna dopo non aver risposto a diverse chiamate e per spiegare quella telefonata fa riferimento a una “controfirma” non meglio precisata che gli sarebbe stata chiesta. Una telefonata tra il medico e l’avvocato era già avvenuta alle 10.20 del sabato. E domenica pomeriggio Cagnoni con il padre raggiunge Bologna da Firenze andando nello studio dello stesso Trombini.

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Una foto scattata nel 2011: si vedono Matteo Cagnoni, don Giovanni Desio, Giulia Ballestri

LE TELEFONATE ALLA PROSTITUTA
La deposizione del poliziotto della squadra mobile, che in un paio di passaggi non si è sottratto a uno scambio di punzecchiature con la difesa, è servita anche per mostrare una circostanza particolare. L’imputato avrebbe avuto nella sua disponibilità diverse schede sim intestate a un’altra persona (una settimana fa era già emerso che uno dei suoi numeri era intestato a Giovanni Desio, ex prete che sta scontando una condanna per atti sessuali con minori). La cosa ha sorpreso non poco qualcuno tra i conoscenti di Cagnoni sapendo quanto avesse poca confidenza con smartphone e apparecchi elettronici. L’analisi dei tabulati telefonici ha fatto emergere che una di quelle sim ha avuto diversi contatti con il numero intestato a una donna che secondo gli inquirenti è una prostituta.

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