Simonini: «Ravenna tagliata fuori dal comitato per le celebrazioni di Dante 2021»

L’editore molto critico con le scelte del ministro Dario Franceschini: «Comitato schiacciato sulla filologia. Nessun ravennate tra gli esperti»

DanteNon sta andando nei migliore dei modi il percorso verso il settimo centenario dantesco che cadrà nel 2021. Le città coinvolte sono tre: Firenze, Ravenna e Verona e i rispettivi sindaci sono stati inseriti dentro il Comitato Nazionale Dantesco.  Tuttavia secondo Ivan Simonini, editore del Girasole ed esperto della questione, Ravenna di fatto è stata cancellata. «Basta scorrere l’elencoo dei 15 componenti effettivi (5 indicati dal Ministro Fedeli) capisce immediatamente che in tale Comitato il peso politico di Ravenna è di fatto azzerato», scrive Simonini.

Ci sono 12 dantisti e 3 “jolly” nel comitato. «Sui 12 dantisti, vista la loro nota competenza in materia, tanto di cappello: c’è il più importante dantista italiano vivente, Enrico Malato, e il Presidente del Comitato è Carlo Ossola, studioso di sicura qualità (può semmai stupire l’assenza dei 3 più rilevanti – Federico Sanguineti, Giorgio Inglese, Robert Hollander – autori di nuovi commenti alla Divina Commedia usciti nel terzo millennio)». Per Simonini però l punto debole è proprio la presenza dei tanti filologi. La materia – dice Simonini – «oggi  ha bisogno di aprirsi agli altri specialismi come storiografia, psicanalisi, medicina, fisica, astronomia. E pure dovrebbe aprirsi ai grandi studiosi di Dante stranieri, specie anglosassoni».

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Per quanto riguarda la composizione geografica, «si ha il seguente quadro territoriale: due da Firenze, due da Pisa, due da Roma, due da Napoli, due da Bologna (per quanto il primo patavino e il secondo nuorese), uno da Potenza, uno da Modena, uno da Milano, uno da Torino. C’è poi il primo jolly (René de Ceccatty), un drammaturgo francese che tuttavia non ha ancora prodotto alcunché di significativo in materia dantesca. Se si voleva uno scrittore di teatro nel Comitato, viene spontaneo chiedersi perché non sia stato inserito Marco Martinelli da Ravenna che su Dante ha già ampiamente dimostrato di saper produrre cose egregie. E se invece si voleva osservare la prevalente linea ministeriale della filologia dantesca, Ravenna non è certo priva di accademici e dantisti di valore, sia in pensione (ad esempio il ravennate Alfredo Cottignoli) sia in attività (ad esempio Sebastiana Nobili, apprezzata dirigente della sede ravennate dell’Alma Mater e organizzatrice del bellissimo convegno internazionale su Dante della primavera scorsa)».

L’editore è critico anche sulla scelta del secondo “jolly”, Giampaolo D’Andrea, che «è un esponente del PD e più precisamente della corrente di Franceschini, che si è voluto così assicurare la presenza di un suo uomo nel Comitato Nazionale anche quando ci sarà un nuovo Governo e lui non sarà più Ministro». Una sorta di «commissario politico» mentre Gabriella Farsi, designata dalla Conferenza Unitaria Stato Regioni con l’incarico operativo di gestire i rapporti con gli enti locali, è funzionario amministrativo e dipendente del Comune di Firenze.

Simonini fa notare però che si celebra il settimo centenario della morte di Dante, non della nascita, e «quindi logica vuole che il Comune capofila sia Ravenna, come avvenne nel 1921. Questo incarico operativo spettava al Comune di Ravenna o alla Regione Emilia-Romagna. Dov’erano gli Assessori alla Cultura di Ravenna e della Regione Emilia-Romagna quando il Ministro Franceschini prendeva tali decisioni?».

Per quanto riguarda i soldi, che dovrebbero coprire i quattro anni, «lo stanziamento da 1,15 milioni era già misero». Ora però c’è un’ulteriore novità: «Il finanziamento anziché spalmato sul quadriennio, sarà invece stanziato quasi tutto (un milione di euro) nel 2021, mentre per i tre anni precedenti sono previsti 50mila euro ad anno, a malapena sufficienti a pagare i rimborsi spese dei 15 componenti del Comitato, che cesserà le sue funzioni il 22 febbraio 2022, a ulteriore conferma di una visione di corto respiro per la quale tutto inizia e tutto finisce nel 2021, invece di porsi in una prospettiva di lungo periodo come Dante meriterebbe. Non si può non ricordare che per il sesto centenario del 1921, Don Giovanni Mesini cominciò a lavorare otto anni prima. Altra storia. Altri uomini, altre donne».

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