Il pusher prende appuntamenti su Whatsapp e le piazze dello spaccio si svuotano

Non serve più un luogo fisso dove farsi trovare: consegne a domicilio. Le operazioni della Narcotici (squadra mobile) svelano lo scenario ravennate: mercato locale diviso tra la criminalità albanese che muove i grossi carichi e la manovalanza tunisina per il dettaglio sul marciapiede

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Uno dei 76 panetti di eroina sequestrati in un appartamento a Ravenna a febbraio 2018. In albanese “Past” significa puro

Con una fiammata nel forno dell’inceneritore è andato in fumo un milione di euro. Una decina di giorni fa nell’impianto F3 in via Baiona sono stati distrutti 40 kg di eroina e 80 kg di sostanza da taglio, sequestrati a febbraio in un appartamento di Ravenna. La distruzione col fuoco è l’epilogo – dopo eventuali campionamenti da conservare a fini processuali – di tutta la droga recuperata dalle forze dell’ordine.

In quel caso l’operazione Pike fu condotta dagli uomini dell’Antidroga, sezione della squadra mobile della polizia. Un viaggio che tocca i dettagli delle principali indagini della Narcotici, che negli anni hanno occupato le pagine della cronaca locale e non solo, può dare uno spaccato del mercato dello spaccio di droghe pesanti nel Ravennate e di come si sia evoluto.

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La prima evoluzione è figlia della tecnologia. L’oggetto che abbiamo tutti in tasca ha fatto sì che le cosiddette piazze di spaccio si siano svuotate: non serve più un luogo fisico, magari appartato, dove il pusher si fa trovare dai clienti perché ora il pusher ha un numero di telefono e su Whatsapp ci si accorda per la consegna, magari addirittura a domicilio con una bicicletta come fosse una Capricciosa da asporto. I giardini Speyer rimangono l’angolo di Ravenna dove circola il piccolo spaccio, scenario simile agli spazi attorno alle stazioni ferroviarie di molte città. Il giardino di via Pola e il parco Manifiorite al quartiere Gulli sono stati osservati speciali nell’ultimo periodo. In passato ci furono l’area dell’ex Callegari (oggi diventata zona residenziale di pregio in via Fiume Montone abbandonato), l’ex piscina di Fornace Zarattini, la zona del fosso Fagiolo alle Bassette (dove due spacciatori finirono anche ammazzati) e piazza San Francesco all’inizio degli anni Ottanta.

Cosa si consuma su piazza? I numeri dicono che sta tornando l’eroina. Per la più classica delle ragioni del mercato: è calato il prezzo. Un calo che va di pari passo con il calo della qualità. Oggi si smercia per lo più roba al 3-4 percento (la quantità di principio attivo è anche quella per cui si è chiamati a rispondere di fronte all’autorità giudiziaria), le partite che arrivano all’8-9 sono considerate roba eccelsa ma non tutti si azzardano a buttarla sul mercato a queste percentuali perché è una bomba a mano: troppo pura per le abitudini dei consumatori abituali, potrebbe essere un rischio. Ma l’eroina è diventata più diffusa anche perché è cambiata la modalità. Meno aghi e più stagnola: farsi in vena richiede una capacità maggiore e le malattie fanno ancora paura, fumarla invece è più agile. Oggi un chilo a qualità da strada viaggia tra settemila e novemila euro (per un grammo possono bastare 20 euro e si riescono a fare 4-5 fumate). Se la qualità è più elevata possono volerci anche 50mila euro ma in questi casi a comprarla è chi poi si occupa di tagliarla per rivenderla. Nel caso della partita recentemente distrutta la sostanza da taglio era paracetamolo.

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Operazione Pike condotta dalla sezione Antidroga della polizia di Ravenna

La cocaina invece ha conosciuto un processo diverso. Con un grammo si fanno 5-6 righe da pippare: una volta servivano 200mila lire e oggi siamo attorno a 100 euro ma nel frattempo il potere di acquisto delle buste paga è cresciuto e la pista di neve da tirare è uno sballo che si possono permettere non solo i ricchi. La misura che va di più sul mercato è il cosiddetto “mezzino”: una pallina da mezzo grammo a 50 euro, una misura comoda sia per la spesa che per il consumo.

È vulgata comune che il porto sia un canale di ingresso della droga non solo in città ma più in generale in Italia. I dati dicono che grandi carichi sulle banchine non sono stati sequestrati. Più spesso la roba viaggia su gomma. La sostanza più pura arriva dal nord Europa e dal sudest asiatico.

I signori della droga alle nostre latitudini sono soprattutto i criminali di origine balcanica, soprattutto la malavita albanese. Che si è affermata negli anni Ottanta prima mettendosi in affari con il crimine autoctono e poi quando ha imparato il lavoro si è affrancata. Non si è ancora vista la mafia nigeriana o del centro Africa che in altre zone italiane ha il monopolio. Ma qui stiamo parlando del livello alto, di quelli che spostano i carichi pesanti. Perché poi sul marciapiede sono soprattutto nordafricani, in particolare tunisini: l’esercito di chi non ha nulla da perdere e diventa manovalanza per la criminalità.

2017.11.10 Sq. Mob. ArrestoOgni tanto compare qualcuno – magari non nuovo del giro ma che stringe nuove alleanze – che prova a prendersi una fetta della torta. Vi dicono niente le parole Black Magic? È il nome di un’operazione condotta dall’Antidroga tre anni fa, considerata dagli addetti ai lavori una delle più importanti degli ultimi anni. Il nome si ispirava all’abitudine di alcuni esponenti del sodalizio criminale – ai vertici due italiani con la collaborazione di albanesi – di rivolgersi a una chiromante. Li chiamavano anche la banda della Jaguar, dalla vettura che guidava il boss. La notifica degli avvisi di conclusione indagine a marzo 2015 arrivò a 23 persone (8 di queste erano già state arrestate nei mesi precedenti in diverse circostanze applicando misure di custodia cautelare). L’importanza dell’inchiesta non fu tanto nella quantità di droga piazzata, comunque non trascurabile visto che gli inquirenti stimarono un giro di affari da 400mila euro mensili, ma piuttosto nell’approcio con cui si erano affacciati: la banda era attrezzata con diverse armi, anche automatiche, dimostrando almeno a parole anche una facile predisposizione a utilizzarle. Le intercettazioni lasciavano poco spazio ai dubbi: «Devono capire che adesso comandiamo noi». Una sera fu necessario mandare due volanti a Forlì per far desistere il commando pronto a fare un agguato armato.

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