Omicidio Castiglione, il giovane fermato si avvale della facoltà di non rispondere

Indizi a suo carico sono le tracce sul cellulare e gli abiti scomparsi. Rocco Desiante morto dopo due ore di agonia

Rocco Desiante

Rocco Desiante

L’uomo che avrebbe ucciso Rocco Desiante è stato fermato dai carabinieri e si trova in carcere. Si tratta di un giovane romeno che, secondo la procura, nella notte di giovedì 4 ottobre si sarebbe presentato a casa del 43enne pizzaiolo lughese, a Castiglione di Cervia, e lo ha picchiato fino a lasciarlo agonizzante a terra. Secondo quanto ricostruito dal procuratore capo Alessandro Mancini, Desiante è morto dopo due ore dall’aggressione. L’autopsia ha escluso che sia stata usata una pistola, come ipotizzato inizialmente dagli inquirenti. Ad uccidere Desiante sarebbero stati invece numerosi colpi inflitti con un corpo contundente che non è stato ancora ritrovato.

Mancini non si è sbilanciato sul movente, anche se sembra ormai assodata l’ipotesi che vede il delitto maturare nell’ambito di una questione di debiti legati alla droga. Ad incastrare il presunto assassino – che si è avvalso della facoltà di non rispondere nel primo interrogatorio, sarebbero «indizi gravi, precisi e concordanti» spiega il magistrato. Due, in particolare. Il primo riguarda il telefono cellulare del fermato che conterrebbe tracce di un rapporto di conoscenza con Desiante. Particolare da non sottovalutare dal momento che secondo le indagini il pizzaiolo aveva aperto la porta ad una persona che conosceva: non ci sono segni di infrazioni, le chiavi erano ancora inserite nella serratura dall’interno.

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Il secondo indizio riguarda invece gli abiti: i carabinieri hanno ricostruito come era vestito il romeno quella sera. I vestiti indossati però sono spariti. Da qui il sospetto che il giovane se ne sia sbarazzato per nascondere le tracce dell’omicidio. La morte è sopraggiunta a causa dell’emorragia e del conseguente calo di pressione. «Desiante ha sofferto prima di morire. L’assassinio è stato particolarmente efferato». Ad eseguire l’autopsia è stato il dottor Franco Tagliaro. Il momento della morte, collocato una settantina di ore prima del ritrovamento, è stato ricavato dall’analisi sull’umor vitreo, lo stesso metodo utilizzato per il caso di Rosa Calderoni che vede a processo l’ex infermiera Daniela Poggiali. Non a caso, il consulente della procura in quel caso era stato lo stesso Tagliaro. Nelle prossime ore ci sarà il gip si pronuncerà sulla convalida dell’arresto. Il giovane avrebbe agito da solo nell’omicidio ma non è escluso che la ricostruzione del quadro complessivo della vicenda faccia emergere nuovi profili di responsabilità.

Proprio oggi (venerdì 19 ottobre) il Carlino Ravenna ha pubblicato un’intervista all’amico cuoco della vittima, che gli aveva prestato per pochi giorni l’appartamento e che ha ricordato come Desiante stesse attraversando un periodo negativo. «In pochi – ha dichiarato il proprietario al Carlino – sapevano che stava da me».

 

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