L’autobiografia di Musca dopo la condanna: «Trent’anni di montature per demolirmi»

Dieci anni e mezzo per bancarotta all’imprenditore e ex politico che scrive in terza persona e racconta “la strana storia del dottor M”: «Abusi o soprusi praticati da rappresentanti dello Stato». E poi si chiede: «Ho contribuito a depredare Ravenna oppure a renderla migliore?»

«I fatti vanno dal 1984 fino ai giorni d’oggi, dal Complotto ordito per demolire la sua carriera politica, alla finale operazione “Holiday out” montata per demolire la sua carriera imprenditoriale». Giuseppe Musca scrive di se stesso in terza persona «per poter parlare con più distacco, con maggiore ironia, con minore coinvolgimento personale»: a meno di tre mesi dalla condanna in primo grado a dieci anni e mezzo per bancarotta, esce l’autobiografia «incidentale e parziale» del finanziere e imprenditore, da trent’anni personaggio di spicco della scena ravennate, economica e politica, come dimostrano l’incarico di vicesindaco per i socialisti a Ravenna negli anni Ottanta o le operazioni immobiliari degli anni Duemila come l’albergo Holiday Inn al quartiere San Giuseppe. Nel mezzo tante altre altre avventure tra finanza e imprese, tra Italia e estero.

Il libro si intitola “Mani sulla città” (Sbc Edizioni, 196 pagine, 16 euro, dal 13 dicembre) e, come scrive lo stesso autore nel prologo, «narra dei guasti di un uso distorto e arbitrario del nostro sistema giudiziario, praticato da talune articolazioni dello stesso, che ne hanno tradito i fondamentali principi costituzionali». Di più: «Abusi o soprusi praticati da rappresentanti dello Stato, in violazione ai doveri di contegno, di misura e di correttezza a cui avrebbero dovuto attenersi, nell’esercizio delle delicate funzioni e dei rinforzati poteri loro assegnati». Musca prova a consolarsi con autoironia sottolineando una circostanza che lo accomuna a Enzo Tortora: «La condanna a dieci anni e sei mesi comminata al povero dottor M (questo il nome del protagonista del libro, ndr) è esattamente la stessa condanna che fu comminata, nel 1985, ad Enzo Tortora, dal Tribunale di Napoli, prima che la Corte di Appello lo assolvesse con formula piena. Prendiamo questa coincidenza come un fatto benaugurale!». Il giorno stesso della sentenza a Ravenna, il 24 settembre, Musca annunciò ai cronisti la volontà di fare ricorso in appello.

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Il “siciliano rampante”, come lo definì Carlo Raggi sulle pagine de Il Resto del Carlino, si chiede se «le sue mani sulla città hanno contribuito a depredare Ravenna oppure a renderla migliore». C’è tanta Ravenna nel libro e non poteva essere altrimenti visto che è la città dove Musca vive da più di sessant’anni e dove ha le radici il suo business. La lettura del libro in città potrà stuzzicare la curiosità di molti o provocare sudori freddi ad altri: «Ho richiamato e narrato fatti e aneddoti – si legge ancora nel prologo -, con personaggi reali, per alcuni dei quali, pur offrendo al lettore gli strumenti per individuarli con precisione, ho omesso la menzione del nome, per ragioni di fair play, anche se non ho risparmiato loro nulla di quello che ho ritenuto di dire e far sapere. La identità delle persone è poco significativa, ognuno di essi incarnava un tipo umano, che, in quel contesto, si sarebbe potuto incontrare in qualsiasi città: malgrado si prendessero sul serio, altro non erano, come pure noi tutti siamo, che dei “pupi” nel teatrino della vita».

ManisullacittaOgni capitolo si apre con una citazione virgolettata: tra gli altri, Cicerone, Alessandro Manzoni, Raul Gardini, Salvatore Ligresti. Ma anche una frase pronunciata dal procuratore capo di Ravenna Alessandro Mancini nella conferenza stampa di luglio 2016 dopo l’arresto di Musca, del figlio e della moglie per un presunto rischio di fuga: «Questi tre costituiscono un centro di criminalità economico-finanziaria importante e rilevante nel contesto ravennate». Il “dottor M” non risparmia critiche al magistrato: «La perentoria e sprezzante affermazione rappresenta il compendio di quell’accanito pregiudizio contro il povero dottor M e la sua famiglia». In molti passaggi del libro l’autore accarezza il suo personaggio con un “povero”.

Musca è nato a Palermo nel 1950 e vive a Ravenna dal 1957. Così lo descrive la casa editrice: «Politico e imprenditore, ha vissuto pericolosamente, sfidando i poteri forti della città, in politica, e le convenzioni della quieta routine cittadina, nell’attività imprenditoriale. Tra le altre, gli si addebita la colpa di aver ristrutturato e ridato vita a “Palazzo Ferruzzi” e di aver realizzato il più grande albergo della città». Con Sbc aveva già pubblicato il libro “La stanza del Tesoro”, scritto durante i mesi di permanenza in carcere in custodia cautelare.

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