Un presunto sistema di lavori di pubblica utilità svolti solo sulla carta è al centro di un’inchiesta della Procura di Ravenna. Sono 16 gli indagati, tra cui il presidente e un consigliere di una nota associazione animalista convenzionata con il tribunale, con le ipotesi di reato di falso e corruzione. La notizia è riportata con maggiori dettagli nell’edizione del 18 luglio del Corriere Romagna. Nel fascicolo aperto dal sostituto procuratore Angela Scorza sono iscritti anche il presidente e il consigliere dell’associazione zoofila ravennate, assistiti dagli avvocati Filippo Bianchini ed Enrico Ferri.
Secondo gli investigatori, decine di persone (circa una quarantina nel 2025) sarebbero state ammesse ai lavori come misura alternativa alla detenzione per reati come guida in stato di ebbrezza, furto, spaccio e oltraggio a pubblico ufficiale, ma dopo pochi giorni di servizio avrebbero smesso di presentarsi. Eppure, almeno formalmente, il programma risultava portato a termine e il procedimento si concludeva con l’estinzione del reato. Per validare l’operato dei servizi pubblici infatti le ore devono essere firmate dai responsabili del centro, che inviano una relazione ai funzionari Uepe (ufficio esecuzione penale deputato alle misure alternative alla detenzione) che trasmettono l’esito al tribunale.
L’inchiesta sarebbe partita dalla segnalazione di una donna preoccupata per le condizioni degli animali detenuti nel centro. Si è proposta come volontaria, comunicando alla polizia le attività del centro. Tra gli aspetti più interessanti del suo report, la mancanza di operatori a lavoro per gran parte del tempo.
Da qui sono scattati accertamenti, acquisizioni di immagini e una perquisizione con il sequestro di registri con le firme delle ore, i dispositivi informatici e le chat. L’ipotesi al momento è quella di corruzione, e la Procura indaga attualmente sui conti, per verificare l’eventualità che dietro al sistema delle ore fittizie ci siano cessioni di denaro.



