Di ritorno dal mare, un 17enne ravennate è stato colpito con una testata sul naso, perché accusato di aver risposto con tono sgarbato ad alcuni ragazzi (maggiorenni) appostati a lato della passerella del Parco Marittimo. È successo nella serata di sabato 11 aprile, poco dopo le 21, a Marina di Ravenna. A raccontare la vicenda è il padre del ragazzo, un carabiniere in pensione che si trovava a poca distanza dal luogo dell’aggressione, avvenuta all’altezza del bagno Singita: «Aspettavo mio figlio in macchina per riportarlo a casa, l’ho trovato coperto di sangue e ancora in compagnia del suo aggressore, un monzese di 26 anni, che cercava di giustificarsi parlando di semplici “spintoni”».
Secondo quanto raccontato dall’ex carabiniere, il ragazzo stava attraversando la passerella di legno insieme a due amiche per raggiungere il padre, quando sarebbe incappato in un gruppo di quattro giovani lombardi, di età compresa tra i 26 e i 30 anni. Uno di loro, un 30enne impegnato in quel momento a fare pipì, avrebbe spaventato le ragazze, che si sono date alla fuga. Rimasto solo, il minorenne ravennate sarebbe stato quindi preso di mira dagli sguardi del gruppetto e alla sua domanda “Perché mi guardate?” avrebbe ricevuto in risposta una testata in pieno volto. I quattro avrebbero poi provato a darsi alla fuga, inseguiti dal minorenne fino al ciglio di viale dei Navigatori. Lì sono stati raggiunti da un amico del giovane e dal fratello maggiore. Sul posto anche il padre, allertato dal figlio più grande. «Mio figlio minore era sotto shock, mentre l’altro cercava di bloccare l’aggressore fino al mio arrivo e a quello delle forze dell’ordine».
Tempestivo l’arrivo di una volante della polizia di Stato e del 118, allertati dal padre del ragazzo e da alcuni passanti. Gli operatori hanno proceduto con l’identificazione di tutte le persone presenti e il ragazzo è stato trasportato all’ospedale. Il referto è quello di una frattura al naso lievemente scomposta, con una prognosi di 14 giorni: «Speriamo non sia necessario un intervento, aspettiamo le ultime verifiche prima di depositare la denuncia – spiega l’ex carabiniere -. Mio figlio non si è mai trovato all’interno di una situazione simile. Ora si trova a pagare solo per essere passato al momento sbagliato nel posto sbagliato mentre cercava di tornare a casa».



