giovedì
29 Ottobre 2026
Post alluvione

Traversara, la ricostruzione: 9 edifici demoliti dalle ruspe, 3 ancora da abbattere

La piena del Lamone uscita dalla rottura dell’argine nel settembre 2024 aveva raso al suolo due case. Sette privati dovranno delocalizzare le abitazioni. Il sindaco: «Nella primavera 2027 il cantiere per le nuove strade»

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Il percorso di ricostruzione di Traversara è arrivato alla conclusione della fase delle demolizioni degli edifici inagibili. Nella frazione di Bagnacavallo di circa 500 abitanti, travolta dall’ondata di piena del fiume Lamone uscita dalla rottura di un tratto di 50 metri dell’argine sinistro la mattina del 19 settembre 2024, restano da abbattere tre dei dodici edifici (quasi tutte case) che la commissione tecnica di esperti ha definito irrecuperabili (altri due erano stati rasi al suolo dalla forza dell’acqua lasciando visibili solo i pavimenti).

Le operazioni procedono al ritmo di un edificio a settimana e sono eseguite nell’ambito del cosiddetto cantiere unico da 660mila euro, definito dall’ordinanza 56 del commissario straordinario per la ricostruzione: i proprietari degli immobili hanno autorizzato il Comune a occuparsi dei lavori e resteranno proprietari dei lotti di terreni.

In totale furono circa 30 gli immobili lesionati con danni superiori a quelli causati dalla presenza di acqua al piano terra. La maggior parte rientra nella cosiddetta zona rossa, circa 17mila mq (acqua e fango coprirono una superficie totale di quasi dieci volte più estesa) tra via Torri, via Traversara e via Traversa Nuova che sono tuttora inaccessibili ai privati. I danni economici al patrimonio pubblico di Traversara vennero stimati in oltre tre milioni di euro. Per quanto riguarda i danni ai privati non è ancora definitivo il quadro delle richieste di indennizzi.

I tre edifici che restano da demolire sono in situazioni diverse. Una casa, ancora in piedi, verrà espropriata e poi quasi certamente abbattuta perché  rientra nell’area di 9.300 mq che farà parte della futura opera pubblica di ricostruzione. Una casa è oggetto di trattativa con la proprietaria che vorrebbe recuperarla. Infine, per il terzo edificio (fuori dalla zona rossa) si attende il parere della Soprintendenza interpellata a luglio.

Rispetto allo scenario della località precedente all’alluvione, il quadro demografico dice che oggi una ventina di famiglie è ancora fuori dalle abitazioni. Alcune stanno eseguendo le ristrutturazioni, altre attendono la conclusione delle demolizioni perché sia annullata la zona rossa e quindi anche i privati possano accedere. Cinque famiglie invece non torneranno, quelle che hanno scelto la strada della delocalizzazione (vedi articolo in basso): cederanno il lotto di loro proprietà al Comune e riceveranno un indennizzo per acquistare un’altra casa o costruirne una. Le due case distrutte dalla piena non potranno essere ricostruite in quel punto e i proprietari dovranno per forza delocalizzare.

Una volta concluse le demolizioni, il cantiere pubblico passerà ai primi interventi di ricostruzione. «Dobbiamo ricreare l’assetto urbanistico di una parte della frazione – spiega il sindaco Matteo Giacomoni –. Rispetto a com’era, la novità principale per la viabilità sarà in via Traversa Nuova: non più una strada a fondo chiuso ma avrà un collegamento con via Torri a senso unico e uso esclusivo dei residenti». La prima parte di cantiere riguarderà i sottoservizi: «Fognature, reti del gas e dell’acquedotto, utenze telefoniche ed elettriche, poi la realizzazione delle strade».

Buona parte di quella che attualmente è zona rossa diventerà un parco verde attraversato da un tratto di via Torri (vedi altro articolo). Per eseguire la parte pubblica degli interventi sono a disposizione 2,5 milioni di euro già stanziati dal commissario. Giacomoni accenna una previsione sui tempi: «Se riusciremo a dare avvio ai lavori in primavera, penso che per la fine del 2027 dovremmo avere la rete di sottoservizi ultimata e anche le strade».

La ricostruzione (lentamente) avanza, ma il Lamone resta lì con il suo carico di acqua che scorre a un’altezza superiore ai tetti delle case. I traversaresi avranno mai la certezza di essere al sicuro? «Le località accanto agli argini non potranno mai avere una sicurezza al cento percento. Forse qualcuno lo ha dimenticato, ma non l’avevano nemmeno prima delle alluvioni: c’erano già fasce adiacenti alle sponde dei fiumi dove in caso di demolizione non era possibile la ricostruzione in loco. Ora si fa più attenzione a questi temi perché le strutture dei fiumi devono fronteggiare piogge di portate diverse e abbiamo visto cosa può succedere. La messa in sicurezza degli argini è necessaria e si sta facendo». Il primo cittadino sottolinea le cifre dei lavori sul tratto bagnacavallese del fiume (che tocca anche le frazioni di Boncellino e Villanova): 30 milioni già spesi, altri 15 per cantieri in corso. Nel tratto della rottura del 2024 ora la riva è il doppio di spessore e questo serve, ma le opere cruciali sono le casse di espansione a monte su cui si sta lavorando».

Il sindaco ribadisce un concetto già espresso in assemblee pubbliche con la cittadinanza di Traversara: «Dobbiamo curare le necessità degli abitanti nel breve periodo, ma il dovere di un’amministrazione è anche guardare avanti nel tempo. La comunità oggi residente è soprattutto fatta di anziani che hanno certe necessità, noi vogliamo avere l’ambizione di portare nuovi residenti nella frazione». L’appetibilità di Traversara sta in due vie di comunicazione: «Lo svincolo che verrà costruito tra la San Vitale e l’A14 bis alle porte di Bagnacavallo renderà Traversara un posto appetibile per chi lavora a Ravenna, raggiungibile in 15 minuti. E la zona artigianale di Bagnacavallo è nel raggio di 1,5 km, percorribili anche in bici lungo via Ca del Vento che è asfaltata ma secondaria e quindi poco usata dalle auto. Questi sono aspetti che danno un valore aggiunto per la scelta di un’abitazione che avrebbe prezzi inferiori rispetto ad altri mercati».

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