Riapre il teatro Rasi con un prologo della stagione: in scena una “nuova” epidemia

Dal 25 al 27 settembre l’esito finale del laboratorio di Marco Martinelli sul suo “Salmagundi”, andato in scena originariamente nel 2004

Salmagundi

Salmagundi, nel 2004

Il teatro Rasi di Ravenna riapre al pubblico (venerdì 25 settembre ore 21, sabato 26 ore 18, domenica 27 ore 16) con il prologo de La stagione dei teatri 2020-21. Si tratta della mise en espace di Salmagundi, a seguito del laboratorio teatrale diretto dal drammaturgo e regista Marco Martinelli incentrato sulla “favola patriottica” scritta e messa in scena originariamente nel 2004.

Il testo di Martinelli, recentemente ripubblicato da Editoria e Spettacolo, riprenderà dunque nuova vita con questo esito finale aperto al pubblico. Nato dalla creatività di Martinelli ed Ermanna Montanari del Teatro delle Albe, Salmagundi portava in scena nel 2004, oltre ad alcuni degli attori storici delle Albe, quindici giovani attori emersi dal progetto Epidemie, sorta di laboratorio teatrale che la compagnia ravennate tenne nei mesi precedenti la realizzazione. «Il laboratorio durò nove mesi – ricorda Martinelli – e si rivelò una vera fucina. Dopo Salmagundi tanti giovanissimi continuarono per la loro strada, penso a Consuelo Battiston e Gianni Farina, fondatori di Menoventi, Alessandro Miele, anch’egli nei Menoventi e ora curatore del Progetto Demoni, nonché organizzatore del festival Ultimi Fuochi in Puglia. Ma poi Michele Bandini e Emiliano Pergolari, che a Foligno hanno creato la compagnia Zoe Teatro».

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Ora, sedici anni dopo, la situazione si ripresenta molto simile, con la presenza in scena di 16 attori e 4 assistenti alla regia partecipanti al laboratorio per under30 svoltosi al Teatro Rasi sotto la guida di Martinelli. «Pur non avendo mai smesso di condurre i laboratori della non-scuola – spiega il regista delle Albe – era da tanto che non ne tenevo uno per attori under30, e ciò ha coinciso col desiderio di rimettere in scena Salmagundi dopo oltre 15 anni, anche a seguito del momento storico che stiamo vivendo. Quella drammaturgia, così legata all’oggi, e il mio desiderio di lavorare con una nuova generazione di attori si sono dunque sposati, ed è nato questo esercizio spirituale dalla dinamica grandemente corale».

Bizzarra, ma inquietante, la storia raccontata in Salmagundi, termine che trae origine da un guazzabuglio semantico inglese traducibile come “salame cotto”, diventato poi anche il titolo di un giornale satirico americano: nell’Italia del 2094 da trent’anni non si ammala più nessuno, nemmeno un raffreddore, proprio nulla. Da tutto il mondo arrivano medici e scienziati per studiare come siamo fatti, perché il caso è, ovviamente, miracoloso. Un bel giorno però, nella clinica in cui ormai l’unica preoccupazione è organizzare corsi di tip tap e “varietà scientifici”, il dottor Julius T. Merletto, giovane medico appena laureato, scopre che suo zio Gustavo ha una ferita all’altezza del cuore: lo zio contadino dice che «il suo cuore si va trasformando in un salame cotto, un bel salame che lo strozza». Da ciò potrebbe scaturire una terribile epidemia, ma nel paese lobotomizzato dall’autoproclamazione di assenza dei problemi (perché non ci sono malattie, ma nemmeno più valori, sentimenti reali, coscienza) il riemergere della realtà non può essere accettato, anzi nemmeno se ne può concepire l’esistenza, e così il povero dottor Merletto viene prima irriso, poi rinchiuso, corrotto, fino a essere, naturalmente, adulato ed esaltato, quando è ormai evidente la sua ragione e l’epidemia è scoppiata. Dunque fra assurdi inni-jingle nazionali, dottorini incapaci, esibizioni di ballo e barellieri improponibili, si arriva a un finale frenetico e rivoluzionario. Ma si tratterà della tipica, fallimentare rivoluzione italica, ovvero molto rumore per nulla. «Non è cambiato nulla da quando scrissi Salmagundi – dice Martinelli – anzi forse c’è stato un peggioramento, che però è figlio di quell’epoca, degli anni in cui il testo fu scritto; ma ciò che stiamo vivendo oggi non è figlio di tre anni fa, è erede della fine della politica, di quel senso di fine della morale dei primi anni 2000 e di un egoismo istituzionalizzato che ci sfigura, sfigura la migliore tradizione culturale e spirituale del nostro Paese».

Il laboratorio ha seguito un percorso tra teoria e pratica, ed è stato condotto da Marco Martinelli con l’assistenza di Alessandro Argnani, Laura Redaelli e Alessandro Renda (attori delle Albe che parteciperanno alla lettura scenica finale), con l’assistenza tecnica di Luca Pagliano, Fagio ed Enrico Isola.

Domenica 27 settembre – al termine dello spettacolo – al Rasi è in programma la presentazione del libro di Marco Martinelli Drammi al presente (Editoria & Spettacolo, che contiene la ripubblicazione del testo di Salmagundi e Rumore di acque, oltre a vari approfondimenti) con l’autore e con il curatore, Gerardo Guccini.

Ingresso unico 5 euro (su vivaticket.it e a partire da un’ora prima dello spettacolo), posti limitati. Info: 333 7605769.

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