Il ritorno del pubblico negli spazi del museo segna il primo passo verso la piena riapertura della struttura, prevista entro dicembre con il completamento del riallestimento della pinacoteca. L’appuntamento inaugurale è fissato per giovedì 24 settembre alle 18, quando aprirà la mostra “In ponta d’pi. Officina romagnola”, curata dal direttore del museo Davide Caroli e da Silvia Loddo. La mostra propone un focus sulla scuola di fotografia romagnola, un’officina dove si è formato uno sguardo che alla curatrice Silvia Loddo piace definire dialettale, nel senso più alto del termine, come riferimento a una lingua che ha nutrito sia straordinari poeti che altrettanto straordinari fotografi, accomunati dalla capacità di registrare in punta di piedi la bellezza dell’ordinario, con esiti straordinari. Maestro e soprattutto compagno di strada è stato per tutti Guido Guidi, ormai riconosciuto come uno dei fotografi più importanti a livello internazionale.
La stagione artistica prenderà però il via già a fine agosto con due esposizioni nelle sedi che negli ultimi anni hanno ospitato la programmazione del museo durante il periodo di chiusura.
La prima aprirà sabato 29 agosto alla Chiesa del Suffragio, dove sarà allestita fino al 4 ottobre la personale di Giovanni Ruggiero, intitolata “Cenere e stelle – Il miracolo terribile” e curata da Davide Caroli. L’iniziativa rientra nel programma di Argillà Italia e presenta ceramiche e installazioni realizzate appositamente per gli spazi espositivi bagnacavallesi. Ruggiero, vincitore nel 2011 del Primo Premio al Concorso Internazionale della Ceramica d’Arte Contemporanea di Faenza, propone un percorso dedicato ai contrasti e alle tensioni dell’esperienza umana. Il secondo appuntamento sarà inaugurato sabato 19 settembre all’Ex Convento di San Francesco, dove fino all’8 novembre sarà visitabile la personale di Chiara Calore, “Non voltarti adesso”, curata da Milovan Farronato. Il titolo richiama il celebre film di Nicolas Roeg ambientato a Venezia, città nella quale l’artista si è formata, ma la mostra va oltre il riferimento cinematografico per costruire un percorso in cui memoria, percezione e immaginazione si intrecciano in una pittura fatta di rimandi, immagini sospese e continui richiami visivi.



